Stamattina mi sono svegliata un po’ fallita. Non so perché, sarà il tempo. Dal fallimento alla frustrazione è un attimo eh, tempo di un oro saiwa inzuppato. Così, niente, ho voglia di polemizzare.
Oggi nell’annuncio cercano un addetto alla comunicazione, che si intenda già di comunicazione. Per uno stage di alto livello. Il testo è molto serio, quasi ci casco. Funziona tanto bene che mi incuriosisce e così vado direttamente sul sito, perché c’è una zona dedicata, sul loro sito, ai posti lavorativi.
Salta all’occhio subito che sono tutti stage. E gli annunci sono scritti bene, ma mancano le indicazioni essenziali. Quando noto un link. Che si intitola “Tirocini etici”. Mi dico “Wow, addirittura, c’è un manifesto contro lo st(r)agismo”. Vado quindi a controllare. E per rigore di cronaca, ho deciso di riportarvelo.
Innanzitutto, l’azienda garantisce:
1) che non faranno discriminazioni di alcun tipo e genere. Maschi, femmine, trans, gay; gialli, neri, uomini focaccina e lupi mannari; giovani, vecchi e bambini; normodotati o meno. E vorrei farvi notare che siamo in un paese dove si ritiene necessario mettere tutto questo come punto uno.
2) informare a pieno dei compiti assegnati allo sfigagista. Meno male. No perché candidarsi a uno stage senza sapere cosa bisogna farci è pratica comune tra noi poveri cretini.
3) Fornire un ambiente lavorativo confortevole e che permetta di valorizzare le proprie virtù. Forse è un modo per dire che lo stage comprende almeno una sedia, e il caffè se lo fanno da soli. A meno che non risulti essere la vostra virtù. In quel caso, colpa vostra.
Pertanto, l’azienda si impegna a:
A) pubblicare annunci chiari, precisi, dettagliati (escluse tutte le cose che vado a illustrarvi, che se le mettono negli annunci poi nonrispondepiùnessuno)
B) studiare curriculum per curriculum senza le discriminazioni di cui sopra. E grazie.
C) dare spazi adeguati e permettere allo stagista di confrontarsi coi colleghi. Solo per alzata di mano però.
D) assicurare che lo stage sia formativo. Soprattutto se le cose che vai a fare, le sai già fare.
E) il mio preferito: pienamente coscienti del “peso” (giuro, c’è scritto p-e-s-o) che è svolgere uno stage GRATIS, giuriamo solennemente di…. pagarvi? MA NO!! Giuriamo solo di non farlo durare troppo. E, in caso, vi diamo un part-time o lavorate da casa. Insomma, tranquilli: sarà rapido e indolore.
F) consci del fatto che venite a lavorare gratis, sappiate che, incredibilmente nel pieno rispetto della legge, vi garantiamo un tutor che vi seguirà lungo il percorso. Il punto è che lo scriviamo come se questo ci rendesse un sacco “smart” e non solo gente che ha letto la 196/97. Inoltre, a ben pensarci, se scegliete la busta 3 “lavoro da casa”, il tutor può facilmente trasformarsi in colf a vostro comando. Per una collaborazione bilaterale.
E ora, i fuochi d’artificio:
G) alla fine dello stage, si fa un colloquio in cui ci viene dato un feedback. Pacche sulle spalle, sì, sei bravo, un sacco eh. L’unica cosa, ecco, la sedia girevole, rimettila a posto quando te ne vai. Ah, tu eri quello che lavorava da casa? Scusa, ok, niente. Però pensaci, a quella cosa delle sedie. E’ importante.
H) Sempre consci del peso che è fare lo stage, sia comunque chiaro che in quest’azienda non-ci-sono “future opportunità”. Insomma, il significato di questo documento, sta tutto qui. Al punto H. Il manifesto etico della presa per i fondelli. Fai uno stage sperando sempre più vanamente che poi ti assumano. Qui, no. Qui fai lo stage per un senso di sacrificio supremo. Più morale di così.
I) supporto nelle scelte che ti possono aiutare a trovare, finalmente, un lavoro retribuito. Ma non qui. Eh. Scordatelo.
Questa è la versione, rivisitata e corretta, dei tirocini etici di Amnesty International. Sì, vado contro ogni regola del blog citando l’azienda, stavolta, perché Amnesty International si batte da 50 anni per i diritti umani. E scrivendo questo manifesto ha dimostrato una volta per tutte che l’esperienza non sempre paga.