Voglio fare la Social Media Specialist (2) Update

Stamattina mi sono svegliata distrutta, come del resto è successo per gran parte delle mattine di questa settimana, e ho avuto il sospetto che la storia del “abbiamo trovato uno meglio di te…. ma n’è vero” mi stia levando ore preziose di sonno. E io sono una che dorme. Quindi quando non dormo divento cattiva.

Salgo le scale mettendo insieme nella mia testa i vostri commenti, le vostre storie, il mio ragazzo che mi gasa al telefono effetto rocky 3 e anche l’ultimo sogno che cerco sempre di ricordarmi con scarsi risultati, ma comunque non c’entrava niente, e arrivo alla fine così convinta che ci sarei andata solo per pretendere il posto di amministratore delegato.

Mentre affogo i cheerios nel latte, connetto che non posso rimandare. Non sono superstiziosa, ma domani è venerdì 17 e calcolando le questioni in sospeso che ho con la dea bendata, decido che non voglio correre il rischio di agevolarla.

Così mi vesto e mi trucco. Casual, niente di che. Oggi ero in versione “gita nel sahara”. Tutta beige. O se vogliamo, safari in africa. Insomma quell’abbigliamento che ci metti un’ora a sceglierlo solo per farlo sembrare veramente “casual”.

Siccome mio padre è fuggito col tom tom, accendo il pc per farmi il percorso. Faccio il percorso. Poi qualcosa mi dice di andare anche su jobsoul, forse l’abitudine della mia navigazione quotidiana o forse solo la dea bendata.

Cerco l’annuncio e l’annuncio non c’è. E’ scaduto. Allucinazione immensa. Prima mi chiedo come sia possibile, poi lo ricerco, poi mi chiedo se me lo sono sognato e una volta risolta la discussione con la mia mister hyde, decido di fare la cosa più ovvia. Chiedere a loro. Con una mail. Meno invasiva e poi se mi sono sbagliata, almeno non spreco benzina.

Gentile taldeitali,
mi è parso di scorgere nei meandri del web, un nuovo annuncio riferito alla posizione che doveva essere mia. Vi scrivo perché deve essere mia, conviene a voi perché sono brava e generosa.

Insomma, chiedo delucidazioni.
Avrei giurato che non mi avrebbero risposto. E invece no. Non trovate anche voi che siano adorabili?? Se lo stalking non fosse reato comincerei a pensarci seriamente. Li conquisterei per sfinimento.

Mi rispondono che no, hanno già trovato due persone per lo stage. Ma il mio cv era uno dei più buoni, quindi se lo tengono da parte e vedono se possono richiamarmi dopo l’estate.

Vorrei scrivere molte cose in questo istante. Ma non lo farò. La sintesi è che sì, lo sappiamo tutti ormai, sono fighissima. Sono tra i migliori. Quelli sotto però, gli eterni secondi.

Voglio fare la Social Media Specialist (2)

Dopo quasi un mese di silenzio stampa chiedo venia ai bloglettori e ve lo racconto. Il mio ultimo faccia a faccia, il primo dopo mesi, l’unico che avrei voluto vincere.

Mettetevi comodi: vi sto per descrivere un signor colloquio. Non il lavoro della vita, chiariamo. Levatevi dalla testa lo stage da 500 euro più buoni pasto.

Uno stage normale, uno di quelli che ti “formano”. Con rimborso spese decente. E mentre il capo descriveva il paese delle meraviglie, io non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma com’è? Ho cercato di capire se era merito di un cambiamento di rotta da parte delle aziende o un mio cambiamento nel rispondere agli annunci o solo un colpo di fortuna. Alla fine ho trovato la soluzione nella legge dei grandi numeri. Dopo tonnellate di proposte indecenti deve succedere qualcosa di buono. Quantomeno per far ricaricare il karma. Mica può girare in negativo per sempre, anche lui ha bisogno di un punto da raggiungere per poi ricominciare daccapo. Deve capitare quindi il momento in cui ti trovi davanti un capo che ti dice: qui da me non ci vieni se non vuoi impegnarti seriamente. Perché l’impegno, qui, va ben oltre i 3 mesi.

Ma andiamo con ordine. Torniamo a Jobsoul. Che è un ricettacolo di annunci fuffa, ma bisogna dire che le aziende raramente non ti contattano. Andiamo nella testa di Fra, che si dice: ok, casa editrice, no. Giornale, no. Account, apriti cielo. Spostiamoci sul web. E arrivo a questo splendido annuncio titolato “Stage Web Marketing”. Prossimità del mio cv, 79%. Lo apro e mi dicono che posso candidarmi se conosco i social network, le basi del viral marketing… Insomma, tutte quelle cose che vi ho spiegato qui.

Bene. Sì, io sono cresciuta a merendine e Web marketing.

Mi contattano dopo il solito mese per e-mail. Gentile Fra, siamo molto lieti di annunciarle che finalmente qualcuno vuole incontrarla quantomeno per farle scrivere un nuovo post nel blog.

Ci vado un po’ nervosa. Non che le altre volte non lo fossi, ma stavolta avevo il sesto senso in mode ON. Arrivo in un bel viale alberato, quartiere residenziale, con quei condomini che li vedi da fuori che costano i soldi veri. Numero civico 31. Sulla destra ho un portoncino, dritto di fronte a me un cancello grande con l’accesso ai garage. Che faccio? Vado ai citofoni del portoncino. E comincio a smadonnare prima di subito, perché il nome dell’azienda sul citofono non c’è. Colta improvvisamente dal panico, invece di fare due passi a cercare un secondo citofono, telefono.

Sì. Salve. Sono io. No, non sono nel panico. L’indirizzo è giusto, ma il nome qui non c’è. E la ragazza dall’altra parte mi dice “Eh, devi andare verso il portone che sembra un garage”. Ottimo. Prendo il bicchier d’acqua dove sono appena annegata e insieme ci avviamo.

Superato il primo livello con l’aiuto della telefonata, entro in una cosa che sembra più una cantina che un ufficio. Spazi angusti, soffitti ad altezza uomo, con dentro impiegati ammassati effetto carro bestiame. Una ragazza mi accompagna in un mini ufficio, con una scrivania e una grossa finestra che dà su un muro. Bello. Mi siedo e vedo al di là della parete di vetro alla mia destra uno stanzone con una ventina di pc e tutte donne con cuffia e microfonino che sorridono al vuoto parlando al telefono. Cerco di ricordare se magari l’annuncio era per un call center. Entra un uomo biondo, abbronzato, asciutto, massimo 35 anni e con marcato accento inglese.

Mi chiede “ciao, da dove vieni?”. E io: nel senso se sono di Roma? Dove abito? O che strada ho fatto per venire qui?? Opto per la zona in cui abito. Lui conclude con il nome dello stradone che ho percorso per raggiungere l’ufficio e siamo tutti contenti.

Parlami un po’ di te. Lo faccio. In questi momenti mi torna in mente il consiglio del mio ex capo della casa editrice che mi ha detto di non arrivare mai a un colloquio in cui è palese che sono sei mesi che non hai un lavoro. Quindi gli dico che scrivo un sacco. Per vari giornali online. Solo che siccome è poca roba, mi scappa. Mi scappa quel “E… beh, niente” che mozzicatevi la lingua se vi viene da dirlo anche al vostro migliore amico. Suona sempre che non vali una cippa.

Il capo comincia a farmi un vero e proprio esame. Dimenticatevi le chiacchiere da bar degli altri. Dimenticatevi l’acqua di rose e la pacca sulla spalla. Sono davanti a un signor datore di lavoro, che mi sta facendo un signor colloquio di lavoro. E io già lo amo. Rispondo a tutte le domande in un modo che stupisce anche me stessa. Peccato che lui è neutrale. Una faccia da poker. Non gli faccio schifo, ma neppure gli piaccio. Potrei mettermi a fare le capriole e avrebbe probabilmente la stessa espressione da uno che sta pensando se stamattina si è ricordato di lavarsi i denti. Ma è solo la faccia. Perché per il resto ci giurerei che non si è perso una parola.

Bene. Finito l’esame, mi dice se voglio fargli io qualche domanda. Sì, quanto ho preso? 27? 30? Ti piaccio un pochino ino ino ino?? Gli chiedo come funziona lo stage, quali mansioni avrò, roba così. E qui parte il jingle pubblicitario. Mi risponde che saranno 3 mesi, escluso agosto. Che i colleghi sono tutti giovani e ottimi collaboratori. Che lui non ci sta con questa idea che lo stage è sfruttamento. Lui fa lo stage perché gli servono nuove risorse su cui investire, per allargare l’organico. Dice che l’azienda è in perenne crescita, proprio perché lui investe in capitale umano. Mi sembra di sentire voci da stadio che urlano in sottofondo. “Perché io dico basta con lo stRagismo” “SIII”’” “Perché ci vuole rispetto per i lavoratori” “SIIII”’”. Vorrei abbracciarlo. Non importa se magari è solo uno slogan, il punto è, e lo so per esperienza, che l’ha detto. Ha fatto tutto questo discorso quando altri non l’hanno neanche sfiorato da lontano. Altri, che i 300 euro neanche te li facevano annusare.

Poi si alza. E mi accompagna all’uscita dicendomi che mi farà sapere, in ogni caso.

Venerdì mi arriva una mail in cui educatamente mi dicono picche. Ma per la regola “non c’è mai fine al peggio”, vi dico che il rifiuto non è niente in confronto al dopo.

Sabato scarico la posta. Jobalert mi avverte che c’è un nuovo annuncio su jobsoul che si intitola Stage Web Marketing. Mi dico, ok, non c’è due senza tre. Clicco. E mi cade l’occhio sul nome dell’azienda. La stessa. E, vedete, uno ci può anche stare di essere battuto da qualcuno di migliore. Ma se rimettono l’annuncio vuol dire che non ti ha battuto nessuno. Ti sei solo autoeliminata.

Così, la vostra eroa sta meditando sulla mossa da fare. Perché, non vi piacerebbe ricevere la descrizione della faccia del capo una volta che mi vede arrivare a dirgli: senta, ho visto che avete rimesso l’annuncio. Forse non ci siamo capiti.

Sto cercando di scavare dentro di me per raccogliere tutti i cumuli di coraggio necessario. Restate sintonizzati.

Voglio fare la Social Media Specialist

Benvenuti nel post: i lavori del terzo millennio!

Sigla Superquark: la social media specialist è una persona che farà conoscere la vostra azienda attraverso la pubblicità sui social cosi. I social cosi sono facebook e twitter, ma anche youtube, vimeo, e perché no, i blog come questo. Insomma, tutte le attività che fate su internet e che richiedono un nome utente, una password, degli amici e vi permettono di parlare dei fatti che vi riguardano, in un modo o nell’altro, alla amicidimaria (non quelli della Littizzetto, gli altri).

Inoltre lo specialist è tale quando si intende di pratiche SEO (che non vi spiegherò in quanto io non specialist) e Ads, inserzioni a pagamento, che sono i primi risultati evidenziati su google o quelle finestrelle sulla destra che vi appaiono su facebook mentre giocate a tetris battle. O condividete elementi di grosso valore culturale e morale sulla vostra bacheca, certo. L’Ads è un ansiogeno di alto livello, perché se per caso avete cercato su google nel corso della giornata “burquina faso” dopo poche ore il primo Ads che apparirà mentre fate altro sarà una onlus che cerca collaboratori per andare in Africa.

O, se per caso siete a Milano per uno stage in casa editrice, tutti i vostri Ads cambieranno regione e città, offrendovi voli low cost Milano-Roma, la Milano da bere, la Milano da vedere, ecc. Quando l’unica cosa che vorreste fare è dormire. Nel vostro letto magari. Quello di Roma, però. Quindi la cosa che l’Ads ancora non può fare, è entrarvi nel subconscio.

L’annuncio cercava uno stagista in social media specialist. Che poi si cerca uno “specialist” per faro lo stage. Vecchia storia. Per un’azienda che all’inizio ho scambiato per agenzia turistica. Giuro. Un nome tanto originale quanto impossibile da identificare con certezza su google. Tipo diversamenteoccupata, tò.

Due giorni prima del colloquio il capo mi manda un messaggino per dirmi che dobbiamo spostare tutto di un giorno, per sopravvenuto problema. Tu sei lì, che rispondi al messaggino, e pensi se il problema è uno che sapeva dell’esistenza di questa professione prima di te e quindi con molta probabilità avrà il TUO posto di lavoro. Maledetto.

Il/La candidato/A deve saper utilizzare al meglio tutti i Social Network, avere conoscenza di programmi di grafica e dei supporti audio/video.

Ce l’ho, ce l’ho, mi manca. Che vuol dire supporti audio/video? Youtube? Bah.

La sede non è lontanissima da casa mia e come capita sempre faccio il solco davanti al portone camminando avanti e indietro per 10 minuti, spaccando il secondo al momento di suonare il campanello. Ansiosa io? Naa. Salgo in un edificio dissestato, salgo le scale perché non c’è l’ascensore, salgo 4 piani di scale, con il risultato che quando arrivo ho quel fiatone da fumatrice che non pratica sport da 26 anni. Oui, c’est moi. E i miei polmoni mi stanno facendo fare una figura pessima perché riesco a parlare solo a monosillabi e il mio capo non capisce che mi deve dare un attimo. Così, dopo essersi scusato per non aver messo un montacarichi e avermi detto “complimenti, puntualissima” con un tono indeciso tra il complimento vero e il “dovevo fare una telefonata, come ti sei permessa di arrivare in orario” mi fa subito la domanda catartica: “Allora, parlami un po’ di te”. Io- fiatone- ho 26 anni – malgrado il fiatone, fiatone – sono laureata – soffocamento – mi scusi un attimo che riprendo fiato.

Lui scherza. Mi chiede se voglio dell’acqua. In verità gradirei solo un paio di polmoni nuovi. Anche uno, che non si dica che sono incontentabile.

Recuperata la capacità di conservare aria per esprimere concetti complessi, faccio una sintesi del curriculum così perfetta che alla fine mi assumerei da sola. Ce l’ho in pugno, me lo sento. Lui mi illustra il lavoro. E’ un part-time e posso lavorare da casa. Certo, una volta alla settimana possiamo vederci in redazione e tirare le somme, decidere nuove strategie, ma niente di troppo impegnativo. Mi viene da dirgli che se è per le scale, per me non c’è problema. Mi fa bene fare le scale. Posso venire tutti i giorni? Giuro che i primi 5 minuti non parlo con nessuno. Ma no, perché se lavori da casa hai meno diritto a una retribuzione mensile. Perché prima di pretendere un pagamento per restare a casa, è credenza comune, il povero stagista ci pensa due volte. Vecchia storia, anche questa.

Così il “viral marketing” (questa cercatevela su google) per l’azienda, è quello che fa parte dello stage. Ma, attenzione, non finisce qui. C’è qualcosa che puoi fare per loro che ti darà anche la possibilità di comprarti da mangiare. Incredibile, ma vero. Questo qualcosa sarà seguire una pagina facebook e un blog wordpress per un progetto interno, commissionato da una famosa multinazionale produttrice di pc che ha per nome un acronimo. E se non l’avete indovinata io non so che farvi.

Per pubblicare nuovi post ogni tanto e seguire i contatti, ci sarà un “gettone”. Quant è questo gettone? Lui non lo sa. Dice che mi posso mettere d’accordo con la segreteria amministrativa dell’azienda. Ok, grazie, ma su per giù? Dice che io posso fare un’offerta e starà a loro accettarla o rilanciare. Che bello. Il mercato delle vacche.

Comincia a vibrarmi la borsa. Cioè, il cellulare nella borsa. Sono le 15.20, orario in cui di solito ti chiamano per fare i colloqui. Roba che se stai facendo la pennichella non ti ricordi neanche come ti chiami. Faccio la gnorri e finisco il colloquio in maniera brillante, tanto che al secondo piano penso già a quando risalirò le scale.

Il capo mi lascia dicendo: ti chiamo la settimana prossima, comunque vada. Sorrisi. Strette di mano. Violini in lontananza. Stop.

Sono passati due mesi e la settimana prossima ancora non è arrivata. Questo per i posteri: mai mai mai essere troppo sicuri di sé, va a finire che guadagni un contratto con te stessa e nient’altro. Che andrebbe anche bene, se quella parte di te avesse capito come darti uno stipendio e invece è in crisi come tutto il resto del mondo.

Al telefono era effettivamente un’altra azienda, richiamata una volta raggiunto il livello strada e che mi ha detto quello che troverete nel prossimo post dove voglio fare… la giornalista!