Giovani stagisti di tutto il mondo, se dovessi mai cominciare a dare consigli, vi direi di diffidare dei portali Jobsoul e lavoricreativi.com. Non dico di non andarci, ma se il senso critico fosse una manopola, giratela a destra finché non si blocca, nell’approcciarvi a questi siti. Sembra infatti che non abbiano un reale controllo degli annunci che pubblicano e, in caso contrario, sarebbero perseguibili per concussione e sfruttamento della manovalanza schiavizzata. Non so se esiste. Da adesso sì.
L’annuncio jobsoul titolava: “stage redazione webzine”, contrazione tra web e magazine. Interessante il sito e l’offerta, trattandosi di giornalismo moderno. Parlo di due mesi fa, quando la mia lettera di presentazione lasciava molto a desiderare: 3 righe in cui esprimevo il forte desiderio di collaborare alla loro causa. Qualunque causa. Fosse stato anche salvare le coccinelle in Africa.
Li convince lo stesso, quindi mi chiamano per un colloquio. Entro in un palazzo dei primi del 900, un po’ dissestato. Salgo con l’ascensore e superata la soglia dell’appartamento/ufficio mi ritrovo in un bellissimo open space con pavimenti in parquet, muro a vetrata per separare l’ingresso dalla prima sala, dove mi siedo ad aspettare, in cui ci sono due scrivanie con due ragazze e due pc. Non vola una mosca. Si sente solo il ticchettio della prima, che si alterna al ticchettio della seconda. Ho passato troppo tempo su internet per non sapere che stanno chattando. E un dubbio sorge spontaneo: se non si mettono a parlare ad alta voce tra di loro, sarà che stanno parlando di me?? Mi faccio un check-up rapido per controllare che le mie calze non siano sfilate, che non mi si veda la sottoveste (sì lo so detto così sembro una nonna) e in fase di vaga-time mi passo un dito sotto ogni occhio, sia mai mi fosse colata la matita nera. Poi penso: ma da quando in qua mi interessano queste cose? I colloqui tirano fuori il peggio delle persone. Così mi alzo un po’ la gonna, di modo che si veda la sottoveste. Tiè. Passateci il tempo ora.
Vengo chiamata dopo l’arrivo di uno struzzo travestito da donna, anche lui lì per un colloquio. Ciccia, se gli serve figa, vinco io. Se non altro le mie due future e simpaticissime colleghe non accuseranno un calo di argomenti con la mia dipartita.
La cosa più deprimente dei colloqui di oggi è che capita che te li facciano ragazzi e ragazze che se non hanno la tua età, sono più giovani di te. E, cosa assai peggiore, hanno comunque il cuore di dirti: non è retribuito. Ma, come, neanche un rimborso spese per la metro? Eh, no. Ma se vuoi abbiamo la mensa aziendale! Facciamo la spesa aziendale e poi cuciniamo tutti insieme nella nostra confortevole cucina aziendale. Splendido. Mi potete mettere un letto aziendale in corridoio, così davvero non avrò bisogno d’altro dalla vita?
Lo so che basterebbe questo a farvi sghignazzare. Ma non è finita. Mi dicono: sai, il titolo recitava STAGE FORMATIVO in redazione. Infatti, se capita, qualche articolo lo scriverai. Ma in realtà, quello che ci serve per davvero, è una persona dinamica, intelligente, attiva, che riesca a trovarci degli sponsor per il nostro giornale, siccome vogliamo renderci indipendenti dall’ente che in questo momento ci finanzia. Ah, davvero? Sì, dice, il punto è che questa figura qui non ce l’abbiamo, quindi stiamo cercando qualcuno che possa fare questo lavoro.
Ferma. Fammi capire: qui non c’è nessuno che mi può mostrare come si comincia? Come si fa? Qualcuno da affiancare in questa pratica, che sia il TUTOR previsto dallo stage? No, infatti se va tutto bene praticamente i 6 mesi sono il preludio all’assunzione. Esatto! Oh giovine donzella! Hai detto la parola chiave: assunzione. Che è esattamente quello di cui stai parlando. Questo non è uno stage. Ti serve una persona che occupi una posizione che qui dentro non esiste. Quindi, questa è assunzione, che prevede un inizio in cui io imparo un mestiere. Come facevano gli antichi. Presente? Mio padre, tuo padre? Anche loro hanno cominciato così. Solo che per imparare non ci vogliono 6 mesi. E soprattutto, gli sponsor pagano migliaia di euro il giornale, perché io devo accontentarmi di pane e acqua?
La signorina deve intravedere i fulmini e le saette che imperversano le mie pupille e hanno già dato fuoco a tutto il parquet, arrivando alla cucina, perché mi dice a bassa voce che ci posso pensare e se decido posso mandare una mail a info @ criminalitàlegalizzata.it. Le farebbe molto piacere.
Sì, dico. Me ne vado che sennò qui mi scoppia il potere incendiario che non sapevo di avere. E una cosa almeno l’avrò imparata.