Voglio far…vi un po’ contenti!

Ho (ri)fatto la hostess, un po’ di tempo fa. Mi sono dovuta iscrivere a un’altra agenzia, questa volta di Milano. Gente che non mi ha mai visto, ma che mica sarà importante per fare questo lavoro, no? Ho la signorina che si occupa della mia pratica che ormai ci diamo del tu e quando mi chiama le chiedo pure che combina di bello (e lei si sfoga con frasi tipo “lasciami perdere guarda, è un casino qui”). Mi chiama ogni due settimane, apparentemente per offrirmi lavori, ma secondo me le sto solo simpatica. I lavori sono cose assurde tipo: ti va di lavorare 18 ore al giorno a casadiddio per 50 euro che riceverai sempre e solo tra 3 mesi, quando la benzina costerà così tanto che non vorrai mica pensare di rientrare nelle spese?

E mi fa anche tenerezza, poi, perché al nord, certe cose non le sanno. Mica se ne rendono conto che se ti danno dei lavori a Roma Nord, a te che sei di Roma Sud viene un attacco ischemico fulminante.

In amabili conversazioni spunta fuori che, per esempio, venti chilometri sono una distanza inenarrabile. Cioè, per queste persone, fare venti chilometri di macchina per andare da qualche parte equivale a una gita fuori porta. E’ il battesimo del bimbo della tua compagna del liceo che ti stava pure sul cavolo e tu ci DEVI andare solo per controllare che sia davvero ingrassata come dicono. O magari c’è una festa epica e tu devi essere davvero nella serata mi-sacrifico-per-un-bene-superiore, posso farcela. Venti chilometri è la distanza minima che io devo percorrere per provare emozioni forti, avvicinarmi semplicemente alla civiltà e, soprattutto, allontanarmi dal pub sotto casa, quello dove ci sono i coatti e le ragazze con gli shorts e la cellulite che esce dagli strappi (gli shorts con gli strappi, tra l’altro, equivalgono a non portare alcunché addosso, sapevatelo). E quelle nuove scarpe da ginnastica che vanno adesso, quelle col riporto dentro che i tuoi amici maschi ti guardano e dicono “giuro non era così alta l’ultima volta che l’ho vista”, solo che tu hai le scarpe da ginnastica che non sono tacchi vertiginosi e loro hanno quella piccola zona nel loro cervello dedicata all’abbigliamento femminile che gliel’avete bruciata così, senza pietà, in un attimo (ecco una figura esplicativa).

Venti chilometri sono solo l’andata, tra l’altro. Siediti prima di fare 20×2, consiglio.

Bene, un pochetto di notti fa ho riaperto la mia pagina facebook. E ci ho trovato due messaggi di gente che mi dice: Bella Miss, avrai mica trovato un senso in questa vita al di fuori del tuo blog? Non sei nata per nutrirci con le tue pungenti battute e fare…. beh, nient’altro? No. Ragazzi, no, però questo blog langue, giusto, quindi vi faccio contenti e faccio contenta me, da sempre, a raccontare stupidaggini.

Che combino? Scrivo su un blog! Ah, come mi piace darvi queste notizie bomba, non c’avete un’idea. Il bello è che ora mi pagano (finalmente!) per farlo. E mi occupo di roba medica. Tranquilli, lo sapete, sono una persona seria. Lo so, lo so, che non ho una laurea in medicina. Infatti mica vi dò consigli su cosa fare delle vostre interiora. Diciamo che vago in giro per il web a cercare la notizia a strizzatina d’occhio che possa farvi raggiungere la consapevolezza suprema su temi come: il motivo per cui quel ragazzo che vi piace tanto vi guarda con quell’occhio languido, sarà l’inattaccabile dato di fatto che siete straordinarie, gli shorts con gli strappi o i ferormoni che emanate in quanto, ve lo dico con tutto il rispetto e non perché contraria agli shorts effetto vedo-e-vedo, scimmie? Oppure: andare da un massaggiatore cinese a farvi pigiare i punti chiave che non sapevate neanche di avere sulla pianta dei vostri piedi può farvi dimenticare il dolore alla schiena che vi attanaglia da decenni? Risposta: sì, quantomeno per l’effetto irrigidimento di ogni muscolo che è l’unico modo che avete per sopravvivere al solletico. E ancora: per dimagrire, santa la miseria, bisogna che mangiate, poco e 5 volte al giorno, quante volte ve lo devono dire i nutrizionisti? Siete scemi? No alla dieta tisanorreica, che tra l’altro ha un nome così brutto, che sembra la malattia che ti viene se mangi davvero troppi Activia e poi si sa perché dimagrisci. Altroché.

Scherzo. Tratto questi temi in maniera estremamente professionale e convinta, perché quando non sono convinta non scrivo, come dimostra il mio silenzio di questi mesi. E il fatto che il mio capo sappia l’indirizzo di questo blog e probabilmente stia leggendo questo post NON FA alcuna differenza. E adesso, per motivi del tutto oscuri, smetterò di parlare del mio lavoro. Non mi dilungherò, tipo, a raccontare i contenuti delle mail che arrivano in redazione. Mail che potrebbero avere anche temi piccanti. Tipo, che ne so, per fare un esempio, uomini che chiedono consigli su quegli aggeggi per somigliare meno a una persona normale e un po’ più a Rocco Siffredi. Figli del porno, signora mia, è una tragedia.

Giuro, torno presto con nuove novità veramente innovative. Soprattutto perché, ve lo dico, il brividino che si prova a cliccare sul tasto “pubblica”, me l’ero scordato.

Faccio la hostess

Non posso pretendere di raccontare i miei colloqui se poi non dico cosa succede dopo che li supero.

La cosa migliore della mia esperienza da hostess è stata trovarmi al banchetto della vergogna con una ragazza che mi ha dato l’illuminazione e che ora come ora con questo mestiere non ha nulla a che fare. Anzi. Ha un contratto a tempo indeterminato con l’azienda per la quale ho speso giorni pieni di passione a gonfiare palloncini e guardare i denti della gente, principalmente anziani.

Andiamo con ordine: la ragazza. Carina, simpatica. Di quelle che per chiacchierare ti fanno la domanda più ovvia in questi casi: allora, tu che fai di mestiere? Eh. A quanto pare, la hostess. In questo momento. Ho contratti a secondi determinati, io. Diciamo che adesso sto qui 10 ore a cercare di racimolare degli spicci, che non so quando mi arriveranno. E lei, serafica: scusa, ma non sei iscritta a nessuna agenzia interinale? Io l’ho fatto, questo lavoro, con l’Adecco, e mi sono trovata benissimo, paga immediatamente.

Sento un sonoro tonfo. E’ la mia zona sacra che atterra dopo un volo da vertiginose altezze. Perché non c’ho pensato? Il problema è che agenzie come l’Adecco non si occupano di quelle come me. Intendo delle persone che prediligono da sempre i mestieri che sono destinati a non farti guadagnare. Lavori con la cultura? Ma non è una vocazione? Quindi, l’Adecco, io, l’ho scartata a priori millenni fa.

Non ci avevo pensato che mi sarebbe potuta tornare utile, per cose tipo questa. Quindi, consiglio: se volete fare hostess e promoter, andate a un’agenzia interinale. Meglio se l’Adecco. Se poi tra due settimane vedrete apparire su questo blog banner che pubblicizzano l’Adecco, cliccateci pure sopra. E pensate che è un caso.

Il banchetto della vergogna. Ora, situazione tipo: siete al supermercato per fare la spesa. Spesa in senso lato. Potrebbero essere generi alimentari, generi vestiari, generi generici. Siete lì, chi con i genitori anziani che vanno a due all’ora e ti fanno pentire prima di esserteli portati appresso poi di aver pensato di non esserteli portati appresso, chi con i figli che vanno a 70 all’ora e strillano e vogliono giocare con l’aeroplanino finto, quello che infili la moneta, ci ficchi il pargolo dentro e la macchina si aziona e al pargolo sembra di stare volando per davvero mentre tu pensi solo a quanto sarebbe bello metterci delle grate intorno e andare a comprare il pane in grazia di dio. Siete in giro con le amiche a spendere i soldi che avete guadagnato come hostess in un supermercato. Ora, girate un angolo ed eccola là. La portatrice sana di rotture d…

E’ di fattezze non sgradevoli, di solito vestita in tailleur e ha dei volantini in mano. E dietro di lei, uno stand. Con un tavolino, pieno di altri volantini e di fogli e di penne, che tu lo sai, sono destinate a te. Dovrai firmare qualcosa. La rata della sua macchina, probabilmente.

Non te lo aspetti, ma alla sua vista perdi il controllo del tuo corpo. Proprio davanti a quella signorina lì, senza che tu lo decida per davvero, distogli lo sguardo trovando casualmente di estremo interesse la mattonella che hai di fronte, quella che, non lo sai ancora, i tuoi piedi, che non sono più i tuoi, calpesteranno alla velocità della luce tra due millesimi di secondo. E tra 4 millesimi di secondo sarai così lontano da far sembrare, quello, un momento mai vissuto, e lei svanirà, spazzata via dalla tua furia.

L’abbiamo fatto tutti. L’ho fatto anch’io. Solo non sono mai stata nella parte di quella capace di tutta questa magia. Mi avessero pagato a provvigione a quest’ora starei scrivendo tutt’altro. Starei raccontando di come, con molta classe, avessi cominciato ad azzoppare persone a caso, ponendo la mia décolleté tra i piedi posseduti e la famosa mattonella. Sperando di non farle incontrare troppo da vicino.

La cosa più svilente non è questa magia. E’ la mancanza dell’ascolto. Perché saranno pure specchietti per le allodole, le offerte che per l’occasione l’azienda propone, ma posso assicurare che questa era valida. Lo assicuro qui, che tanto non devo venderlo. Immaginate di poter risparmiare qualcosa tipo 100 € per fare un’altra cosa valida per la vostra salute. Dico, io l’avrei fatto. Certo, non in un pomeriggio di shopping con le amiche, ma l’avrei fatto. Prima o poi…

Ci sono tre cose divertenti però. La prima: dire frasi senza senso. Per dimostrare la veridicità della carenza di attenzione. Ho detto a 3 persone “Salve, le interessa una visita…. e un milione di euro in contanti?”. Non ridevano neanche. Perché ovviamente non mi avrebbero creduto. Ma se non accenni neanche un sorriso, capiamo che il dazio da pagare per il piede supersonico è la temporanea alienazione dei timpani. La seconda: gli anziani che si fermano a chiacchierare di politica. Meravigliosi. Uno ha mandato la moglie a fare la spesa e poi è venuto direttamente da me dicendomi: dai dai, dimmi cosa offri. Signore, solo per questo gesto le offro tutto quello che possiedo in questo istante. La busta di palloncini e la pompetta per far felici i suoi nipoti. Il mio navigatore satellitare. Tè, 80 centesimi per il caffè. 1,60 va, portamelo. E poi, cominciano a fare le chiacchiere da bar. E tu gli dici: guardi, no, io qui non è che proprio ci volevo stare. E’ che bisogna scendere a compromessi in questo paese. Io vorrei lavorare coi libri. Ma alla fine mi sa che andrò all’estero e basta. E lui, vecchio calabrese, mi dice “percaritàà, l’estero!!! che ti pensi che stanno meglio di qua? Io, quando andai in Francia, ci misero tutti in un baraccone enorme a dormire, senza bagni”. Tu glielo vorresti far presente al signore che sono passati 40 anni da quando è stato in Francia, ma va bene lo stesso. Qualcuno ti parla, che dica quel che vuole.

La terza cosa: i bambini. Che belli. Perché quando gonfi i palloncini arrivano a sciami, come api col miele. E tutto quello che vedi quando guardi i loro visi angelici, tutti sorridenti, che incollano i loro occhioni su quel pezzo di plastica pieno di aria come se contenesse tutta la giuoia del mondo, tu, scienziata della comunicazione, rivedi tutto il tuo libro di marketing. E capisci che loro sono l’anima del successo di qualunque campagna, fosse anche quella per fare fuori del tutto una specie a scelta tra quelle in via d’estinzione. Se hai dei palloncini, il successo è assicurato. Gonfi fasci di palloncini e troverai fasci di genitori trasportati a forza dalla loro progenie: i nani felici e i creatori disperati. Perché sanno che, una volta che tu, giovine donna con il sorriso di Jim Carrey in The Mask, avrai allungato il braccio con il tuo dono, rivolgerai loro lo sguardo e saranno obbligati moralmente ad ascoltarti. E, spesso, a firmare.

Fare l’hostess va bene per molte cose: imparare a fermare la gente, esercitare la meditazione guidata dopo che per due ore non succede niente e non puoi certo metterti a leggere un giornale, raggiungere uno stato di grazia da buddha tibetano e imparare che il marketing è un’arte. Ignobile a volte, ma pur sempre arte.

Quando invece mi iscriverò a qualche agenzia interinale, servirà anche a guadagnare. Per ora, quest’ultima condizione, non è pervenuta.

Voglio fare la hostess (3) Update

Questo per il futuro: mai disperare.

Comincio a credere che l’agenzia in questione sia un po’, ma un po’, a corto di personale. Ma quello che ci interessa sapere qui è che mi hanno ricontattato. E ora sono ufficialmente una hostess. Vi direi dove venirmi a trovare ma tutto l’alone di mistero intorno a questo blog si sperderebbe come fumo al vento. Quindi non lo farò.

Sappiate che pagano una miseria e dopo 60 giorni. Troverò l’inghippo e poi ve lo verrò a raccontare.

PS: qualcuno ha una giacca nera effetto tailleur primaverile da prestarmi?

Voglio fare la hostess (3)

Lo so, lo so. Dovevo parlarvi della casa editrice. Ma stamattina vengo a darvi un altro consiglio, dopo quello sui portali di lavoro. Lasciate il cellulare acceso. Sempre.

Soprattutto se fate le 3 di notte davanti al pc perché tanto siete insonni e come conseguenza il mattino dopo aprite gli occhietti alle 11. Soprattutto quando inviate cv per lavori in cui la concorrenza è spietata.

Pensiero contingente: ma non si stava meglio quando non arrivava nessun messaggino una volta riacceso il telefono? Ve lo ricordate? A 16 anni quando la vita amorosa era legata a doppio filo al segnale del nokia 3310, il momento in cui perdeva l’ultima tacca era come la morte interiore. Avremmo venduto l’anima per quel messaggino, per dimostrare che l’altro adolescente in questione non è che non chiamava, è che quando lo faceva non prendeva il cellulare. Povero. Non era dolce? C’è stato un momento della nostra vita da telecomunicatori in cui un telefono spento era un telefono spento. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è. E, vi dirò, mi manca.

Perché stamattina ho acceso il cellulare e mi è arrivato il messaggino dell’orrore. Ormai i numeri che non conosco sono tutti di qualche datore di lavoro. E quando ti arrivano per messaggino non sei mai in una buona posizione. Perché sai già che dovrai inventarti una scusa plausibile per giustificare il fatto che alle 9.50 di lunedì, tu, giovane disoccupata, stavi ancora dormendo.

Ho lasciato il telefono a casa dell’amico di un mio amico. Sa, non so perché, ma non mi si accendeva, è dalle 7 che ci provo. La mia scheda ha 10 anni e qualche problema a svegliarsi la mattina. No, quella sono io. Eccetto per l’età.

Bene. Quindi sappiate che oggi ero stata contattata per fare la hostess, in barba alle malelingue, e l’unico motivo per cui sono ancora qui a scrivere a voi è che ho il vizio di spegnere il cellulare quando vado a letto. Vorrei dire che non succederà più, ma temo che oramai sia troppo tardi.

La cosa che mi consola è che non era, che so, Einaudi. E’ il bello di mandare i cv in maniera coatta: se perdi i lavori a cui non tieni non è un grave danno. E se tutto questo discorso vi sta suonando come un flebile tentativo di non autoinfliggermi dolore fisico per punire la mia pigrizia, bravi, vi vedo attenti stamattina, nonostante sia lunedì.

A proposito di Einaudi, dopo vi racconto del colloquio per lo stage in casa editrice. Finalmente un’avventura a lieto fine in questo spaccato di vita alla Fantozzi.

Voglio fare la hostess (2)

Con la presente le comunichiamo di aver già provveduto [...]
Siamo comunque a tenerla presente per altri eventi futuri cordiali saluti

Ecco, se vi stavate chiedendo che fine avesse fatto quel curriculum, questa è. All’inizio ho pensato: “che bello, vogliono farmi un colloquio!”. Arrivata a metà frase ho pensato: “Che sfiga”. Ai saluti mi sono bloccata. E ho riletto. “Siamo comunque a tenerla presente”? Ma, sono troppo hostess io o questo non è italiano?

Mi viene da rispondergli e dirgli, guardi, c’è un refuso. E volendo essere pignoli, mancano pure un paio di virgole. Che per caso le serve qualcuno che le scriva le e-mail?

La vera mail, che non mi ha inviato, è la seguente:

Con la presente le comunichiamo di aver già trovato due biondone 90 60 90 con precedenti esperienze da hostess. Ma le scrivo lo stesso, per levarmi una curiosità: ma lei, con questo mestiere, che cazc’entra?

Easy money, goodbye.

Voglio fare la hostess

Oggi è scattato il quarto mese di disoccupazione. E incollo il grado di disperazione che ho raggiunto:

Spettabile Azienda, ho 26 anni e un percorso lavorativo nei più disparati settori. Vorrei riuscire a completare il mio curriculum anche con esperienze di promoter. Vi invio la mia candidatura, sperando me ne darete l’opportunità.Cordiali saluti

Per la cronaca, no, non ho alcun interesse a completare il mio curriculum con esperienze di promoter. Anzi, il giorno che ho mandato il primo cv a un annuncio del genere è stato svilente: mettiti a segnodellacroce con tua mamma armata di metro da sarta (stai dritta, petto in fuori (ma quale petto??), non ritirare la pancia! (ma quale pan… se vabbè)) e fatti prendere le misure. Scrivile nella prima pagina, accanto alla fotografia più bella che hai, alla tesi di laurea e a tutti i tuoi sogni di gloria.

90-60-90. No, non sono le mie, a me piace mangiare e bere, e passo gran parte del mio tempo seduta. Era solo per ricordare come dovrebbero essere.

Ma come c’è arrivata, una normodotata come me, agli annunci “Hostess/promoter” su kijiji? Ero a una festa di compleanno. Quando una ragazza comincia a raccontare che ha passato la giornata a un corso per promuovere le sigarette nei tabaccai. Dice che le danno tutto: vestito, borsa (sigarette!) e un sacco di soldi. E il momento è catartico, perché arriva la fatidica domanda: “E tu? Che fai?”.

Ah, dico, io sono un’inviatrice di curriculum professionista. L’unico piccolo, irrilevante, problema, è che trovo solo lavori gratis. E lei mi risponde che su kijiji esistono le offerte più disparate se voglio guadagnare qualcosina, così, senza impegno eccessivo, mentre cerco il lavoro retribuito della vita. Andiamo sul sito, seleziona le giuste key e davanti alle 50 pagine risultanti la prima immagine che mi balena in testa sono io, davanti a un pentolone fumante, con i coriandoli della mia laurea pronti a diventare carta pesta e poi un posacenere. La seconda sono io in palestra, a dieta, con l’obbiettivo di diventare così figa che non servirà più cercare lavoro, verrà lui da me. Magari sotto forma di Raoul Bova.

La prima tappa che facciamo però non richiede tutti questi sacrifici, ma quella cosa che ho in abbondanza dalla nascita: i capelli. Sono finiti i tempi in cui si va da qualcuno e lo si paga per conciarti a festa. Oggi, su kijiji, trovi chi per giocare con forbici e tinte non si prende 100€, li dà a te. E, cosa più importante, compra centimetri di chioma come tartufo bianco all’etto: 50 cm per 1.200€ di piacere, 80 per 2000€. Avrei potuto pagarmi la totalità degli stage gratis che mi sono stati offerti. E anche da bere per gli amici. Pure per il parrucchiere.

Quindi, curriculum numero n tendente a infinito inviato a un annuncio che cercava anche fotomodelle. Ho specificato l’oggetto “hostess” nella mail, che non si pensi che mi sono montata la testa.