Misteri della fede

Premessa, ve lo dico: non vi racconterò nessuna storiella. Non sono qui per allietare le vostre anime dal fatto che lo so, è lunedì, e oggi comincia una lunga settimana da passare in ufficio, se avete un lavoro, per uffici, se lo state cercando, per strada, se state mendicando e a casa se siete disoccupati e vi piace girarvi i pollici.

Non vengo a ricordarvi che ci sono anche cose belle nella vita tipo le lasagne, il gelato al cioccolato, le persone simpatiche e Game of Thrones che è uscito ieri in America.

Vengo solo per chiedere una cosa a lavoro.org. Io lo so che non ho avuto idee molto brillanti nella vita. Ho solo una triennale, un master e un corso di formazione sul tema della comunicazione. Ma non capisco perché questo.

Perché-QUESTO:

Cattura

Perché QUESTO dovrebbe essere “molto interessante per me”? In attesa di una risposta, voi avete un altro post e io una valigia da fare.

Voglio far…vi un po’ contenti!

Ho (ri)fatto la hostess, un po’ di tempo fa. Mi sono dovuta iscrivere a un’altra agenzia, questa volta di Milano. Gente che non mi ha mai visto, ma che mica sarà importante per fare questo lavoro, no? Ho la signorina che si occupa della mia pratica che ormai ci diamo del tu e quando mi chiama le chiedo pure che combina di bello (e lei si sfoga con frasi tipo “lasciami perdere guarda, è un casino qui”). Mi chiama ogni due settimane, apparentemente per offrirmi lavori, ma secondo me le sto solo simpatica. I lavori sono cose assurde tipo: ti va di lavorare 18 ore al giorno a casadiddio per 50 euro che riceverai sempre e solo tra 3 mesi, quando la benzina costerà così tanto che non vorrai mica pensare di rientrare nelle spese?

E mi fa anche tenerezza, poi, perché al nord, certe cose non le sanno. Mica se ne rendono conto che se ti danno dei lavori a Roma Nord, a te che sei di Roma Sud viene un attacco ischemico fulminante.

In amabili conversazioni spunta fuori che, per esempio, venti chilometri sono una distanza inenarrabile. Cioè, per queste persone, fare venti chilometri di macchina per andare da qualche parte equivale a una gita fuori porta. E’ il battesimo del bimbo della tua compagna del liceo che ti stava pure sul cavolo e tu ci DEVI andare solo per controllare che sia davvero ingrassata come dicono. O magari c’è una festa epica e tu devi essere davvero nella serata mi-sacrifico-per-un-bene-superiore, posso farcela. Venti chilometri è la distanza minima che io devo percorrere per provare emozioni forti, avvicinarmi semplicemente alla civiltà e, soprattutto, allontanarmi dal pub sotto casa, quello dove ci sono i coatti e le ragazze con gli shorts e la cellulite che esce dagli strappi (gli shorts con gli strappi, tra l’altro, equivalgono a non portare alcunché addosso, sapevatelo). E quelle nuove scarpe da ginnastica che vanno adesso, quelle col riporto dentro che i tuoi amici maschi ti guardano e dicono “giuro non era così alta l’ultima volta che l’ho vista”, solo che tu hai le scarpe da ginnastica che non sono tacchi vertiginosi e loro hanno quella piccola zona nel loro cervello dedicata all’abbigliamento femminile che gliel’avete bruciata così, senza pietà, in un attimo (ecco una figura esplicativa).

Venti chilometri sono solo l’andata, tra l’altro. Siediti prima di fare 20×2, consiglio.

Bene, un pochetto di notti fa ho riaperto la mia pagina facebook. E ci ho trovato due messaggi di gente che mi dice: Bella Miss, avrai mica trovato un senso in questa vita al di fuori del tuo blog? Non sei nata per nutrirci con le tue pungenti battute e fare…. beh, nient’altro? No. Ragazzi, no, però questo blog langue, giusto, quindi vi faccio contenti e faccio contenta me, da sempre, a raccontare stupidaggini.

Che combino? Scrivo su un blog! Ah, come mi piace darvi queste notizie bomba, non c’avete un’idea. Il bello è che ora mi pagano (finalmente!) per farlo. E mi occupo di roba medica. Tranquilli, lo sapete, sono una persona seria. Lo so, lo so, che non ho una laurea in medicina. Infatti mica vi dò consigli su cosa fare delle vostre interiora. Diciamo che vago in giro per il web a cercare la notizia a strizzatina d’occhio che possa farvi raggiungere la consapevolezza suprema su temi come: il motivo per cui quel ragazzo che vi piace tanto vi guarda con quell’occhio languido, sarà l’inattaccabile dato di fatto che siete straordinarie, gli shorts con gli strappi o i ferormoni che emanate in quanto, ve lo dico con tutto il rispetto e non perché contraria agli shorts effetto vedo-e-vedo, scimmie? Oppure: andare da un massaggiatore cinese a farvi pigiare i punti chiave che non sapevate neanche di avere sulla pianta dei vostri piedi può farvi dimenticare il dolore alla schiena che vi attanaglia da decenni? Risposta: sì, quantomeno per l’effetto irrigidimento di ogni muscolo che è l’unico modo che avete per sopravvivere al solletico. E ancora: per dimagrire, santa la miseria, bisogna che mangiate, poco e 5 volte al giorno, quante volte ve lo devono dire i nutrizionisti? Siete scemi? No alla dieta tisanorreica, che tra l’altro ha un nome così brutto, che sembra la malattia che ti viene se mangi davvero troppi Activia e poi si sa perché dimagrisci. Altroché.

Scherzo. Tratto questi temi in maniera estremamente professionale e convinta, perché quando non sono convinta non scrivo, come dimostra il mio silenzio di questi mesi. E il fatto che il mio capo sappia l’indirizzo di questo blog e probabilmente stia leggendo questo post NON FA alcuna differenza. E adesso, per motivi del tutto oscuri, smetterò di parlare del mio lavoro. Non mi dilungherò, tipo, a raccontare i contenuti delle mail che arrivano in redazione. Mail che potrebbero avere anche temi piccanti. Tipo, che ne so, per fare un esempio, uomini che chiedono consigli su quegli aggeggi per somigliare meno a una persona normale e un po’ più a Rocco Siffredi. Figli del porno, signora mia, è una tragedia.

Giuro, torno presto con nuove novità veramente innovative. Soprattutto perché, ve lo dico, il brividino che si prova a cliccare sul tasto “pubblica”, me l’ero scordato.

Roba buona

Oggi ho deciso di farvi da ufficio stampa del precariato. Perché stamattina, in via del tutto eccezionale e per motivi che ancora non riesco propriamente a spiegarmi, ho aperto gmail e ho letto per davvero tutta la posta, invece di cestinarla per direttissima.

Scoprendo delle cose fantastiche che, per puro istinto materno, condivido con voi.

Primo, la Repubblica degli stagisti pubblica (ah, la cacofonia) un e-magazine mooolto interessante, che vi consiglio di leggere solo se non siete di pessimo umore e volete provare il brivido di ritrovarlo, farvi pervadere da esso e, alla fine, tornare felici.  Nella prima parte della curva entropica, rientra la solita robaccia da burocrati. Esempio: ve la ricordate la manovrina tecnica dei prof con cui mai avreste voluto fare un esame che ora siedono sugli scranni del palazzo della casta? Quella che permetteva a tutti noi, poveri sfigati under 35, di svegliarci una mattina, stufi di mandare cv, e aprire (completamente abbuffo) una società con 1 EURO di capitale sociale? Che poi mi sono detta, figo eh. Un euro è poco. Un euro ce l’ho. Ma una volta che ho una società con un euro, di grazia, che ci faccio? Un circolo di tresette?*
Infatti, la notizia è l’uscita un’altra manovrina, quatta quatta, zitta zitta, che allarga questa possibilità a tutti, ma vi blocca gli utili finché non raggiungete la somma di cs che era necessaria PRIMA della riforma. Son pochi. Solo 10 mila euro. Quindi? Cambia tutto per non cambiare niente, zeroazero – palla al centro.
*[Si fa per scherzare, l'idea di base è buona. Ma il problema è sempre quella roba che bisogna fare dopo, quella che permette di prendere le idee e trasformarle in... Non mi viene la parola. Sarà per la prossima volta!].

Il resto del magazine è una parabola del “ho tanta voglia di farcela”, che non si sa bene perché ti fa ripiombare in uno stato di grazia e felicità. C’è la storia di una ragazza che aprì un blog, nel lontano 2008 (lo trovate qui: http://almostrenta.blogspot.it/), basato praticamente sugli stessi presupposti del mio. Da quel blog sono nati un libro e un film autoprodotto (La ballata dei precari). Un inno di come i giovani siano i più bravi a fare “di necessità virtù”. Insomma, la luce alla fine del tunnel c’è: è una lampadina accesa da altri precari, ma non lamentatevi che non ci vedete niente.

Ultima ventata di freschezza nell’afa: il link al PICA 2012 del Comune di Roma, offresi 244 tirocini retribuiti a 350 €. Candidature entro il 27 giugno. Affrettatevi.

Secondo: la Provincia di Roma organizza su portafuturo.it “Your first EURES job” che è, in sintesi, un calcio nel sedere per andarvene 6 mesi fuori dallo stivale.  Vi aiutano con le spese di trasferimento, non so quanto, non so come, mica posso fare tutto io in questa famiglia!

Terzo: per i fotografi amatoriali su scambieuropei c’è il concorso fotografico “life 2.0″, nessun lavoro ma: al primo vanno DUE vacanze DUE in DUE città europee e un tablet; al secondo vanno UNA vacanza UNA (indovinate un po’?) In UNA città europea e un tablet; al terzo va….. rullo di tamburi…. un tablet! Dalla pagina “le certezze della vita”.
Scadenza, 30 giugno. Sbrigatevi prima che la Apple ritiri la sponsorizzazione.

Annunci, di nuovo

Stamattina mi sono svegliata un po’ fallita. Non so perché, sarà il tempo. Dal fallimento alla frustrazione è un attimo eh, tempo di un oro saiwa inzuppato. Così, niente, ho voglia di polemizzare.

Oggi nell’annuncio cercano un addetto alla comunicazione, che si intenda già di comunicazione. Per uno stage di alto livello. Il testo è molto serio, quasi ci casco. Funziona tanto bene che mi incuriosisce e così vado direttamente sul sito, perché c’è una zona dedicata, sul loro sito, ai posti lavorativi.

Salta all’occhio subito che sono tutti stage. E gli annunci sono scritti bene, ma mancano le indicazioni essenziali. Quando noto un link. Che si intitola “Tirocini etici”. Mi dico “Wow, addirittura, c’è un manifesto contro lo st(r)agismo”. Vado quindi a controllare. E per rigore di cronaca, ho deciso di riportarvelo.

Innanzitutto, l’azienda garantisce:
1) che non faranno discriminazioni di alcun tipo e genere. Maschi, femmine, trans, gay; gialli, neri, uomini focaccina e lupi mannari; giovani, vecchi e bambini; normodotati o meno. E vorrei farvi notare che siamo in un paese dove si ritiene necessario mettere tutto questo come punto uno.
2) informare a pieno dei compiti assegnati allo sfigagista. Meno male. No perché candidarsi a uno stage senza sapere cosa bisogna farci è pratica comune tra noi poveri cretini.
3) Fornire un ambiente lavorativo confortevole e che permetta di valorizzare le proprie virtù. Forse è un modo per dire che lo stage comprende almeno una sedia, e il caffè se lo fanno da soli. A meno che non risulti essere la vostra virtù. In quel caso, colpa vostra.

Pertanto, l’azienda si impegna a:
A) pubblicare annunci chiari, precisi, dettagliati (escluse tutte le cose che vado a illustrarvi, che se le mettono negli annunci poi nonrispondepiùnessuno)
B) studiare curriculum per curriculum senza le discriminazioni di cui sopra. E grazie.
C) dare spazi adeguati e permettere allo stagista di confrontarsi coi colleghi. Solo per alzata di mano però.
D) assicurare che lo stage sia formativo. Soprattutto se le cose che vai a fare, le sai già fare.
E) il mio preferito: pienamente coscienti del “peso” (giuro, c’è scritto p-e-s-o) che è svolgere uno stage GRATIS, giuriamo solennemente di…. pagarvi? MA NO!! Giuriamo solo di non farlo durare troppo. E, in caso, vi diamo un part-time o lavorate da casa. Insomma, tranquilli: sarà rapido e indolore.
F) consci del fatto che venite a lavorare gratis, sappiate che, incredibilmente nel pieno rispetto della legge, vi garantiamo un tutor che vi seguirà lungo il percorso. Il punto è che lo scriviamo come se questo ci rendesse un sacco “smart” e non solo gente che ha letto la 196/97. Inoltre, a ben pensarci, se scegliete la busta 3 “lavoro da casa”, il tutor può facilmente trasformarsi in colf a vostro comando. Per una collaborazione bilaterale.

E ora, i fuochi d’artificio:
G) alla fine dello stage, si fa un colloquio in cui ci viene dato un feedback. Pacche sulle spalle, sì, sei bravo, un sacco eh. L’unica cosa, ecco, la sedia girevole, rimettila a posto quando te ne vai. Ah, tu eri quello che lavorava da casa? Scusa, ok, niente. Però pensaci, a quella cosa delle sedie. E’ importante.
H) Sempre consci del peso che è fare lo stage, sia comunque chiaro che in quest’azienda non-ci-sono “future opportunità”. Insomma, il significato di questo documento, sta tutto qui. Al punto H. Il manifesto etico della presa per i fondelli. Fai uno stage sperando sempre più vanamente che poi ti assumano. Qui, no. Qui fai lo stage per un senso di sacrificio supremo. Più morale di così.
I) supporto nelle scelte che ti possono aiutare a trovare, finalmente, un lavoro retribuito. Ma non qui. Eh. Scordatelo.

Questa è la versione, rivisitata e corretta, dei tirocini etici di Amnesty International. Sì, vado contro ogni regola del blog citando l’azienda, stavolta, perché Amnesty International si batte da 50 anni per i diritti umani. E scrivendo questo manifesto ha dimostrato una volta per tutte che l’esperienza non sempre  paga.

Faccio il Porta a porta

Sottotitolo: i cassi della vita.

Zona Termini. Sto correndo a prendere la metro, perché in teoria e contro ogni legge della fisica, in 5 minuti devo arrivare a Policlinico. All’ingresso secondario della stazione mi si para davanti una ragazza abbastanza in carne, dove con “mi si para davanti” intendo “mi obbliga a fare due scelte: fermarmi o placcarla”. Mi dice “Ehi, una domanda: ma tu, quanti libri leggi all’anno?”.

Sono quelle cose curiose della tua vita che non ti chiedi mai. E quindi, non volendo, mi metto a contare. Non volendo per contare mi fermo. Anche volendo, perché nel placcaggio avrebbe la meglio lei. E così mi incastra. Brava!

Faccio una media di due libri al mese. Mi guarda tutta soddisfatta, come se fosse merito suo. E comincia a sparare a macchinetta la fantastica offerta: sai noi siamo una libreria con molte sedi in Italia, tu dove abiti? Ecco, vicino a casa tua c’è questo e questo punto vendita, dove potrai trovare un sacco di titoli e bestseller che, se vai a comprare con la nostra tessera, ti vengono scontati anche del 70%! E io: beeello, ma senti, n’è che vi serve gente dentro la libreria?

Della serie: ma a me dei libri chemmefrega. E lei mi dice, guarda, lasciami il tuo numero, perché io ti metto in contatto con la mia capa e ti fissa un colloquio. Si prende tutti i miei dati e mi fa la tessera, pedaggio pagato, via libera.

Il giorno dopo ho il colloquio con il grande capo che mi piazza in una stanza con una scrivania, un foglio prestampato dove devo inserire le mie esperienze lavorative, i miei titoli e il compito di algebra. Insomma, devo riscrivere il mio cv in 5 minuti. Poi, mi riceve e dice “per te è un problema fare il lavoro di quella ragazza alla stazione?”. Gli dico “sa, in tutta sincerità, anche sì”. L’ho già fatta la donna ferma in un punto per ore in cerca di attenzioni. Non è che ci tengo a ripetere l’esperienza.

Il motivo per cui sono qui, gli dico, di nuovo, è che siccome siete molto fighi e in crescita, io vorrei lavorare in una delle vostre librerie. Una qualunque.
Ah, quello vuoi fare. Ma, come tu ben capisci, per fare proprio quello, ti serve l’esperienza.
Scusi?
Eh, l’esperienza. L’esperienza in una libreria. L’esperienza coi libri.
Mi perdoni se mi permetto, capo, ma lei lo vede il mio cv? Io ho un master in Editoria e uno stage in una casa editrice e sono anni che vendo roba alla gente e quella ci casca. Mi scusi sa, ma lei pensa veramente che io non sia capace di stare in un negozio con dei libri?
Guarda, facciamo una cosa. La stazione no, la libreria per il momento no, facciamo che ritorni qui domani e io ti affianco a un ragazzo. Vedi se ti piace e poi ne riparliamo. Guadagni immediati. Gloria e ovazioni. Nun c’hai idea delle soddisfazioni di questo lavoro.

Giorno 2: mi si prospetta davanti una lunghissima giornata a fare il palo in zone non precisate della capitale e rompere le scatole a gente che cammina di fretta e non vuole rotture di scatole perché va di fretta. L’ambiente, in ufficio, è un sacco giovane. Un sacco amico-amico. Tutti si conoscono, preparano feste per il sabato, parlano di feste passate. Sembra una sit-com degli anni 90. Arriva uno e tutti applaudono, perché “e com’è, t’hanno buttato giù dal letto stamane?”. Risate registrate in sottofondo. Sopraggiunge il capo. Mi guarda e… colpo di scena.

Senti, tu, cosa che non hai esperienza nelle librerie, ma come te lo vedi il porta a porta?
Mah, non lo vedo di solito, vedo i modellini nelle foto il giorno dopo la trasmissione.

Sono spiazzata. Sono indecisa. Poi penso al blog.
Ve benissimo, il porta a porta, gli dico al capo. Sempre sognato, io.
Bene, lui è Giovanni. Tu guarda come fa lui. Tutto il giorno.
Ciao Giovanni. Io sono una che ha speso i soldi per capirci di libri, ma doveva andare a lavorare in una libreria per capirci qualcosa perdavvero. Ciao, cosa. Vedrai, ci divertiremo un sacco. (Risate registrate in sottofondo).

Passo tutta la mattina a cercare di scucirgli quanto guadagna, senza riuscirci. Non sa. Non ricorda. Dai, avrai degli obiettivi da raggiungere, mensilmente. E lui, ah, sì, forse, credo siano 5 tessere al giorno. Vedrai, vedrai, è facilissimo.

Facilissimo un corno. Ci siamo girati 7 palazzi e abbiamo piazzato 2 tessere. Il resto, è tutta avventura. Primo palazzo, liscio come l’olio. Secondo palazzo, dai, ci suono io al citofono. Pigio il bottone. “Chi è?” “Signora, salve, sono Francesca” “Ah, vieni”. Eh? No. Scuuusi. Se sta aspettando qualcuno le giuro non sono io. Continui ad aspettarlo! Giovanni, mentre io mi preoccupo, è fiero di me.

Saliamo. Ci apre una signora che sembra la mamma di Tutti pazzi per Mary. Ha un cane che non smette mai di abbaiare e lei è strizzata in una tutina leopardata. Il Giovanni la rincretinisce di chiacchiere, una cosa bellissima, tanto che alla fine lei tracolla. Gli stringe anche la mano. E’ anche tutta contenta. Ancora non sa che per disdire l’abbonamento dovrà vendere l’anima al diavolo. O essere figlia di mio padre. Che non so come ha fatto, ma l’ha fatto in una settimana.

Seconda casa. Femmina racchia, con madre anzianissima a fianco. Scusate, stavamo pranzando. Eh signora, si figuri se non lo so, mi mangerei un abbacchio io adesso. Per l’amore di Dio e la gioia dei cieli non lo so, se la voglio questa tessera. Giovanni insiste un po’, ma niente da fare. Fossimo vestiti da preti, ci firmerebbe anche un assegno per la buona causa. Terza casa, un ragazzo ascolta tutta la pappardella e poi gli dice, guarda, io da questo paese me ne vado, tra un mesetto. La farei, la tessera, anzi, mi dispiace che sennò tu non prendi le provvigioni, tra giovani ci capiamo, ma capisci, io me ne vado. Sto per intromettermi e dirgli “no, tranquillo, fai bene. Guarda, facciamo così, vengo io con te. Quando parti?”. Giovanni gli dice di non preoccuparsi, lui, che dice di non ricordarsele neanche le provvigioni che prende, ciao ciao, buon viaggio.

Ultimo condominio. Suono io. “Chi è” “Salve signora, Francesca” “Ah, voi avete rotto di passare sempre da qua a rompere le palle alla gente, hai capito?” “Signora, si calmi” “No, io non vi apro”. Dico un grazie, che suona davvero come quella cosa che ho pensato, ma non posso dire. Giovanni mi allontana dal citofono, delicatamente ma deciso, come se fossi una pazza. 3 offese dopo, ci aprono.

Terzo piano. Dlin dlon. Apre la porta il personaggio perfetto per un racconto. Uno in pantaloni della tuta e pancia da beone strizzata in una canottiera. Uno che non sta neanche a sentire chi siamo. E a noi neanche ci viene in mente di dirlo, presi come siamo a seguire spaventati la busta di spazzatura che ha in mano. Ci gioca, passandola da una mano all’altra, lo giuro, come se fosse una palla da basket, non la lancia per terra solo perché poi non potrebbe rimbalzargli di nuovo addosso. Apre ululando. Dicendo cose del tipo: basta. No. Avete scassato … Io non voglio cambiare compagnia telefonica. Non lo voglio il c. di folletto. Non voglio niente. E quella busta va di qua e di là, i suoi occhi da pazzo smaniano tra me e Giovanni e resto convinta che se non avesse perso tempo a decidere a chi mirare l’avrebbe lanciata.

Giovanni è un tipo sveglio. E gli dice, no, tranquillo, siamo tra amici. Io vendo libri. Guardi che faccia da persona intelligente che ho. E poi sono buono. Non la merito la sua busta di spazzatura. Guardi, adesso lei chiude la porta, noi ce ne andiamo, e tutto si risolve per il meglio. Buona giornata. Io sorrido e so a cosa mi serve Giovanni oggi: uno scudo umano.

Ore 14. Appuntamento col capo in un posto. Si mangia tutti insieme come una grande famiglia e poi via a finire il giro. Me li guardo, lì, tutti assieme. Il capo tipo papà e i piccoli tutti intorno a mostrare le pagelle. Gli dico “Senta, capo, bella esperienza, grazie. Ho imparato a suonare citofoni a caso, senza scappare”. Solo che devo andare a lezione. Sono davvero, davvero, rammaricata. Devo proprio andare. Vi chiamo io.

Domani, guardi. Mi aspetti, eh.

Tengo una fitta corrispondenza

Salve gente! Mi piange il cuore a veder languire questo blog senza accessi perché non ho modo di aggiornarlo. Oggi pubblico qualcosa, così, per sconvolgervi un po’ le vite.

Vi ricordate l’ultimo post? Ho parlato di un annuncio di un’etichetta discografica che sapeva tanto di pubblicità. Ebbene, sono due mesi che non faccio altro che incappare in loro e a questo punto, come diceva un comico prima di me, ci sono 3 obzioni (è possible, non è possible, è impossible):
1) la pubblicità funziona, pertanto continuano ad apparire in ogni dove.
2) la pubblicità non funziona, pertanto come sopra.
3) incredibilmente avevo torto e stanno veramente cercando qualcuno.

Da riconoscergli una certa vena creativa, perché in ogni annuncio c’è un testo diverso e, da due settimane, è apparso anche il link del sito. Quante cose si imparano con l’esperienza.

Oggi, hanno toccato un nervo scoperto. Lì, dritti, dove fa più male (bella, questa la lascio, mi sa di telenovela “vai, dritto dove fa più male, Ridge”, lacrime e sangue. Stop).
E ne ho viste di cose assurde, da quando ho aperto questo blog. In questo anno mi si sono scoperti anche i nervi che avevo coperti e me ne sono probabilmente nati di nuovi direttamente scoperti che cosìfacciamoprima. Finivo a raccontare tutto qui e pace. Ma oggi no. E’ tutta una questione di nervosità, la vita. A volte mangi del cioccolato e ti passa, altre volte il cioccolato lo tiri (sempre lì, dove fa più male).

Chiarisco un punto, prima di arrivare al punto (ma come ci gioco con l’itaGliano eh!), per l’ennesima volta: io-non-sono-contro-lo-stage. Sono pro-stage. Sono una pro-stage convinta fino al midollo. Sono convinta che si chiami praticantato, sono convinta che esista la possibilità che per due settimane nessuno mi paghi niente, per verificare che io non manifesti il potere oscuro di manomettere sedie girevoli o polverizzare pc con la sola imposizione delle mani. Ci può stare. Ma dopo, il rimborso spese, me lo merito. E, soprattutto, mi merito la formazione, prevista dal praticantato.
Così, oggi, trovarmi di fronte all’ennesimo…

Si cerca urgentemente esperta WEB MARKETING, SEO,SEM etc… per attività di promozione discografica [...]
che prevede un periodo di apprendistato per una successiva collaborazione.
Astenersi dal rispondere chiunque non abbia l’esperienza specifica su richiesta, nel proprio interesse, visto che il tempo è prezioso e sprecarlo è un peccato per tutti.

… Mi ha fatto scattare.
Senza curarmi del MIO tempo prezioso, ho copiato l’indirizzo mail e gli ho scritto questo, testuale:

Buongiorno, ho trovato il vostro annuncio su [sito]. Mi stavo chiedendo: cercate una persona esperta o una stagista? Perché l’esperienza ha un costo e lo stage, spesso, no. Spero che mi rispondiate,

Saluti

Sì, lo so, dovevo fare una cosa più creativa. Dovevo uscire dall’ambito prettamente monetario, che tanto poi principalmente di quello si tratta, per entrare nel fantastico mondo della contraddizione in termini.
Uno spaccato visionario alla Mulinochevorrei: “Una persona esperta non dovrebbe avere più bisogno di fare stage e uno stagista non dovrebbe in alcun modo essere esperto di alcunché”. Compiti a casa: rileggere la legge 196.
O un interrogativo esistenziale: “Ma se parto da esperta, con lo stage la raggiungo o no la maledetta scienza infusa?”.
Insomma, una cosa più da me. Capitemi però, avevo tutte le sinapsi girate.

Sapete voi come lo so io che non arriverà alcuna risposta. Quindi vi ho scritto solo per dire che dovremmo fare tutti così. Perché non cambia niente, ma se accarezzi il nervo scoperto ci sono quei due secondi in cui smette di pulsare… e ti senti quasi bene.

Update: della serie “Gli annunci che spuntano come i funghi”

Nottetempo, i nostri eroi appaiono ancora, su un altro portale, ma stavolta cercano “solo” una stagista che abbia ALMENO 26 anni. Titolo referenziale, non obbligatorio mi raccomando, avere esperienza in ufficio stampa, booking e web.
Voto: 10, in italiano, per la parafrasi.
Voto: 30 per l’ennesima dimostrazione che si imparano tante cose, con l’esperienza.

AAA Cercasi annunci (seri)

Sto rivivendo come in un sogno i miei momenti di studentessa universitaria passati ormai, ahimè, da più di 4 anni. Sveglia tardi, giro su internet e l’orologio segna le 12. E che fai, ti metti a studiare a un’ora dal pranzo?

No! Ovvio! Scrivi sul blog!

Questo per dire che con la maturità non si diventa più seri. Non ci sperate.

Incipit: motivo per cui non ho più fatto colloqui. Primo, non mando più lo stesso numero di curriculum. Causa università, causa adattamento, causa, soprattutto, il secondo motivo. Adesso mi sono assunta in quello che nelle aziende viene definito “selezione del personale”, ma che non essendo io un’azienda diventa “selezione delle sòle”. Sono diventata talmente brava che capisco già dal testo che tipo di annuncio è.

Questa mattina, quello che mi porta a scrivervi, è il classico tipo di annuncio transgenico: sembra genuino come il biologico, ma è un’altra cosa. Oppure, è scritto proprio male. Perché quello che vuoi appena finito di leggerlo non è lavorare per loro, ma dargli dei soldi. Insomma, uno spot, per capirci. Trattasi di un’etichetta discografica (ma va? Esistono ancora le etichette discografiche??), che cerca uno stagista (e che ve lo dico a fare) per “ufficio stampa, web e booking”. Uno si aspetterebbe che dopo le titolazioni, si passi a discorrere di cosa ti serve per essere ammesso al posto. E invece no. Basta tanta passione. Tanta passione che, si sa, occupa poche righe di spazio e ai datori di lavoro li manda in brodo di giuggiole.

“Tu che sai fare?”
“Niente. Ma sono appassionata”
“A che?”
“Non so. A quello che le piace a lei sicuramente”

Assunta.

Bisogna essere appassionati di musica. Anche di etichette discografiche, direi io. Una sorta di fetish del vintage, ecco. Ma mica di tutta la musica!! Ne bastano 3 tipi, che sono quelli di cui si occupa la nostra azienda. Segue un paragrafo di 15 righe 15 in cui viene osannata l’etichetta, quello che ti aspetteresti di vedere nel “chi siamo” del sito o di leggere in un articolo che parla (bene, molto bene) di loro. Righe dedicate ai requisiti richiesti, due.

Per farla breve, finito l’annuncio tu hai voglia di sentire un cd e l’unica cosa che manca è il link del sito. E io, caro capo, lo licenzierei questo SEO, perché così va a monte tutto il gioco. Perché potrebbe anche essere un link “no-follow”, cioè che non ti dà punti agli occhi di google e quindi sul posizionamento nella ricerca, ma se la gente arriva sull’annuncio, come tu auspichi, ci clicca su.

Insomma, ora mi viene da scrivergli per dirgli che io saprei fare di meglio. E sarebbe molto simpatica, come cosa, ma restiamo con l’interrogativo che, ne sono certa, vi leverà il sonno questa notte.

Poi ci sono gli annunci occhiolino. Sono quelli che ti arrivano con una stringa che ti promette soldi a palate, posti di lavoro stellari, in altisonanti aziende e tu ci caschi. La prima volta. La seconda volta cominci a leggere le parentesi. La terza volta non apri neanche la mail. Sono gli annunci dei master, in particolare di uno che sta bombardando il web, che per solleticarti il palato, partono dalla fine. Dove nella fine no, non c’è il prezzo del master. C’è la grande esperienza della vita, nella grande azienda taldeitali, con grandi contratti seri, tutti tuoi. Se li paghi. Per un mondo migliore.

In ultimo, piccolo spazio assurdità: ho scaricato la posta, l’altroieri. Il contenuto della mia posta è come l’appello a scuola: Jobalert, 3 mail al giorno per 3 parole chiave, Infojobs, ACTL sportello stage e, ogni tanto, Lavoro.org che si ostina a volermi trasformare in “agente di vendita”.  Ecco, qualche giorno fa, trovo una mail da “MioJob”. Mi dico “E che è? Quando si è iscritto questo? E, soprattutto, come mi ha trovato?”. Mentre immagino che il web tutto cominci a provare pena per me, la apro. Ed è davvero buffo. Perché io su Miojob mi sono iscritta qualcosa tipo 2 anni fa e l’unico annuncio che ha pensato di inviarmi è:

Commerciale nord Italia (un applauso alla prossimità geografica)
Personal Consulting - Per azienda industriale germanica operante nella tecnica agraria (che?)
È Suo compito curare ed ampliare il portafoglio clienti, operando in autonomia ed orientato al risultato (ma se ne sono mai accorti, al marketing, di quanto suona male questo “orientarsi al risultato”?).
Ha preferibilmente esperienza in un settore simile e buona conoscenza della lingua tedesca (last but not least).

La sintesi qual è? Che le mie statistiche di annunci danno il mercato agrario in grande espansione. E che devo controllare le parole chiave, perché, in definitiva, io e MioJob abbiamo qualche problema di comunicazione.

Voglio fare un corso gratis di Formazione

Questo non è il solito post. Questo è per spiegarvi i motivi della mia latitanza. Per riaccendere il vostro interesse. Per ricordarvi che questo blog c’è. E vi pensa.

Primo, sto facendo la specialistica. Perché? Perché serve? No. Non serve. Cioè, forse un po’, tipo per aumentare il numero dei caratteri su Word quando aggiornate il curriculum. Sicuramente non basta a convincere il vostro datore di lavoro a pagarvi, sempre che abbia bisogno di motivi ulteriori al fatto che state invecchiando senza un contributo uno per la vostra impossibile-da-raggiungere pensione. Però serve ad avere stimoli mentali. Tipo: hai studiato scienze della comunicazione. Hai studiato un sacco di esami inutili che ogni volta aprivi le fotocopie e quelle facevano “cric” ti dicevi “ma a me, della filosofia del linguaggio, che me ne importa”? Però la studiavi perché dovevi. Ed ecco, in un impeto di masochismo, ho capito di aver bisogno di nuovo di quella sensazione lì. Quella di studiare roba assurda che però, se finisci davanti a un articolo che parla di Chomsky, ti senti una gran figa a sapere chi è. Perché io c’ho la cultura. Non ho i contributi e se mi guardi in faccia, lo so, non sembra, ma ne so a pacchi.

Il mio cervello ha un po’ sete ecco. Quando comincerò ad avere anche un po’ fame, giuro, spero di incontrarvi alla Pam sotto casa e fare una chiacchierata mentre vi batto la spesa e mi sbaglio a dare il resto.

Secondo. Ogni due anni su infojobs io rispondo a un annuncio specifico. Due anni fa era per un corso di grafica, gratuito. Alcuna chiamata pervenuta. Quest’anno lo stesso ente organizzava un corso di web marketing. E io gli invio il cv. Un po’ perché ne ho bisogno, ogni settimana, di inviare un cv. E’ una routine rincuorante. Secondo perché dovete sapere che il 70% delle entrate casuali di questo blog arriva da gente che su google ha cercato “social media specialist”. Finisce in questo post. E mi si fidelizzano i lettori. Alcuni mi offrono addirittura dei lavori. Certi mi fanno sbattere in un periodo incasinatissimo della mia vita per poi darmi il due di picche, altri mi chiedono di animargli i forum con il mio piglio comico, senza ovviamente pagarmi. Ma tant’è.

Dulcis in fundo, negli ultimi tempi c’è stato un vero e proprio picco di richieste per le professioni del web. Più dell’ “addetto controllo movimento merci” di cui abbiamo già parlato qui, ci sono lì fuori datori di lavoro in preda al più assoluto panico, perché non risultano nella prima pagina di google. O su facebook. O su twitter. Così, cominciano a pagare gente che vada a fare in ufficio quello che fa già a casa, tutti i santi giorni, da tempo immemore, gratis.

Siccome questa è gente vecchia maniera, spesso ti vedono, ti chiedono di fargli capire quanto ne sai, di social media, e tu lì a fare le capriole, per cercare di spiegargli che no, non ci hai mai lavorato. No, non li hai mai studiati. Ma porcamiseria hai 27 anni e tu c’eri. C’eri su facebook quando la tua lista di amici non poteva andare oltre le 20 persone perché non lo conosceva nessuno, c’eri con la prima versione di skype. Hai chattato su tiscali.it con il 56 k. E poi, prima di msn, su c6. No, dico, futuri datori di lavoro, ma voi lo sapete cos’è c6?  La mia generazione ha visto l’internet crescerle davanti agli occhi come una cosa viva.

Loro si sono accorti dell’internet quando è diventato l’incredibile Hulk. Tu, gli cambiavi i pannolini.

Quindi sì, caro capo, ci posso lavorare coi social media. Però no, non ho nessun pezzo di carta che possa dimostrarlo. E se non hai esperienza né titoli, sei il niente.

Quindi, il corso di web marketing alla fine ti rilascia un attestato che dice semplicemente: la qui presente allocca è formata per fare questo mestiere. Non perché ha passato ore nei sotterranei di Roma a sfrecciare all’estremo opposto di casa sua per giorni e giorni full time con obbligo di frequenza e sveglia alle 6.45. No. Questo corso, in definitiva, le ha dato una bussola per muoversi in un mondo che, per diritto di nascita (perdinci), conosceva già. La carta intestata serve per la tranquillità emotiva di un internet fobico che alzerà gli occhi e, con un certo compiacimento, dirà: ammazza questa, è giovane, però questo mestiere lo sa fare.

Gliel’hanno insegnato.

Voglio fare l’arrabbbiata

Non mi riferisco al primo piatto. Anche se non disdegno mai nulla, nel caso aveste voglia di venire a cucinare a casa mia la mia cena.

Ma ciao a tutti! Non scrivo da molto tempo, la mia carriera ne risente, le vostre visite ne risentono, ma facebook no. Misteri della fede. Ciao amici di facebook! Riapro questa pagina non per raccontarvi la mia esperienza porta a porta (non A Porta a porta, programma di alto contenuto intellettuale), proprio quello :”Dlin dlon” “Chi è?” “Francesca, signora” “Ah, vieni!”. Vieni? Ma se neanche mi conosci?

No. Non ancora. Quello è in attesa di un riassestamento della mia vena ironica.

Vengo a dirvi che il governo Berlusconi è scivolato su una buccia di banana. No, non mi riferisco agli 8 traditori. Mi riferisco a una cosa  sperduta nel web, che la mia posizione nelle vostre vite mi impone di condividere qui:

Addetto/a Stampa

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Cercasi addetta/o stampa laureata/o, part time, esperta/o in settori politici ed amministrativi. La persona ideale a ricoprire tale incarico dovrebbe essere simpatizzante del centro destra. Oltre alle relazioni con la stampa, il candidato dovrà anche curare ed aggiornare : sito internet – Facebook – Twitter – YouTube…ecc… Inoltre dovrà occuparsi di curare il periodico di informazione semestrale.
Per tanto si richiedono candidati che abbiano una conoscenza approfondita dei nuovi mezzi di comunicazione, oltre a motivazione, spirito di iniziativa, gioco di squadra e massima serietà. Il lavoro si trova fuori Roma, in zona collegata perfettamente dal trasporto pubblico. Il contratto inizialmente avrà la durata di un anno ed è rinnovabile, lo stipendio è ottimo. Oltre al curriculum, siete pregati di inviare un articolo da voi scritto di lunghezza standard, riguardante la crisi attuale che ha colpito l’Italia ed il ruolo di Berlusconi in essa.
N.B.: Saranno cestinate tutte le domande che non presenteranno: foto, curriculum con autorizzazione del trattamento dei dati personali ed articolo richiesto.
La trovate su Kijiji.
Lo stipendio è ottimo. Però non dimenticatevi la foto. E non dimenticate di dire che Berlusconi non c’entra NIENTE con la crisi attuale che ha colpito l’italia. Non posso mica insegnarvi tutto.
Io ci proverei, se non fosse che l’articolo lo devo scrivere per forza.

Faccio la scrutatrice

Per fare la scrutatrice si dovrebbe mandare un foglio compilato non-so-bene-dove e aspettare di essere convocati da non-so-bene-chi a un seggio. Io non ho mai fatto domanda. Non me ne sono mai interessata. Ma, come si è visto, ci sono dei periodi in cui ti interessi di molte cose impensabili. Così, referendum domenica e lunedì. La vostra Fra, che è una tipa furba, era convinta che bastasse presentarsi davanti a un seggio a caso dei dintorni prima delle 7 di domenica per sperare di beccare una sediola. Nel dubbio che mi coglie sabato pomeriggio, telefono a quell’amico che abbiamo un po’ tutti, quello che almeno una volta l’ha fatto, lo scrutatore:

Ehi, ma per tappare i buchi lasciati dagli scrutatori disinteressati, a che ora devo andare domani alla scuola? E l’amico: Mah, veramente dovresti andarci tipo… un’ora fa.

Esco di corsa di casa e arrivo in sede trafelata. Dentro ci sono già una ventina di rumorose persone e una bidella in mezzo a tutte tipo palo della cuccagna che sta tenendo una lista di nomi di quelli che arrivano e vogliono prenotarsi. Bene bidella, brava, che eviti le risse così. Sono la sesta.

E comincio a guardarmi intorno. C’è un ragazzo che avrà forse 22 anni, ma se ne sente addosso 60. O almeno, quando hanno inventato il sistema elettorale, lui era già lì. Uno dei padri costituenti. E’ una di quelle persone che godono del suono della propria saccenza. Lui mi guarda e mi fa “prima volta eh?”. Oddio. Sì. E che è, la sala parto? Devo essere nervosa? Mi dice di stare tranquilla e mettermi lì vicino, tanto è facile. Oggi è facile. Ci chiameranno in ordine e andremo dentro a contare i nomi nei registri e le schede. Una cosa di un paio d’ore. Lui è un veterano. L’ha già fatto. Lui sa come funziona.

Cerco di mettere tra di noi la spessa porta d’ingresso andando a fumare una sigaretta, quando guardo dentro e noto uno strano fenomeno: è uscito un uomo distinto che con qualche potere sconosciuto è riuscito a raccogliere intorno a sé tutte le persone in attesa. Se avete bisogno di rimorchiare, ricordatevi che basta essere presidenti di seggio e avere in mano il foglio dell’appello. Mi guadagno la prima fila a suon di gomitate e a un nome rimasto senza risposta, lui mi guarda e mi dice “Ok, vieni tu”.

Ammazza che bello. Magari tutti i miei colloqui fossero andati così!

Mi sto per aggrappare al suo braccio con tutto il mio peso, quando il gallo del pollaio 22enne gli dice “Eh, no, guardi che per le sostituzioni abbiamo fatto una lista, bisogna andare in ordine”. Che un colpo di tosse ti colga e censuri tutto ciò che hai da dire per i prossimi 5 minuti. Catalizziamo gli sguardi sull’unico soggetto che ha voce in capitolo: lui lo guarda con aria di sfida, io con gli occhi da gatto con gli stivali di shreck. Il presidente guarda me come se volesse adottarmi, poi lui come se volesse strozzarlo, e poi la bidella, come se volesse chiederle la maledetta lista. E l’unica cosa che mi resta da fare in quei 5 secondi trascorsi è un risolino da gallina deficiente e un sibilato ”Ah, è vero” che sembra convincere tutti.

Mi siedo quatta quatta sulla panca e aspetto. Entra un signore sulla sessantina con occhiali da sole, codino dietro la nuca che spunta da un cappello con visiera verde militare style vecchio comunista anni 60. Un Vasco Rossi magro con l’acconciatura di Ligabue in pratica. La bidella lo saluta sorridendo “Buonasera presidente”. Lui tira dritto sorridendo e lei ci fa: “Quello è tutto matto, ma anche il più preciso”. Lui entra nel corridoio dopo essere stato fermato da una ragazza, che gli mostra un foglio, ci confabula un po’ e poi va via al suo seguito.

Il nostro gallo del pollaio ricomincia a sgallinare. Che fa quella? Che entra? Ma c’è una fila da rispettare! Guardia! Mi scusi, guardia, ma lei dovrebbe far rispettare le regole qui dentro, adesso va lì e porta fuori quella ragazza. La guardia lo guarda. Ovviamente. Lo ascolta. E poi gli risponde paciosa che lei, lì, non può fare niente. In compenso noi gente in fila vorremmo commettere un omicidio. Nel caso, guardia, lei potrebbe non guardare?

Piano piano il corridoio risucchia il gallo e gli altri nomi prima del mio e nell’atrio restano 4 persone: la bidella, la guardia, il mio ragazzo e io. E’ tutto silenzioso e calmo, adesso. E forse è ora che rinuncio, anche. Esco e accendo un’altra sigaretta, l’ultima sigaretta che poi dici, uno continua a fumare. Sto sulle scale d’ingresso quando spunta una pipa dal portone. E dietro la pipa, nell’ordine, appaiono una visiera, un naso, degli occhiali e un codino. No.

E’ lui. E’ Ligabue Rossi. Il matto.

Non mi dice niente sulle prime. Io fumo. Lui fuma. Ci studia. E dice: ma che state aspettando per entrare? Eh, io sì, vorrei tanto ma tanto fare la scrutatrice io. E allora dai, vieni con me. Mi tocca buttare tutto e seguirlo di corsa perché mica si è girato a vedere se effettivamente avevo eseguito l’ordine. Arriviamo in un’aula già pronta, praticamente. I tavoli, gli scatoloni, la ragazza che conta le schede, il segretario chinato sui verbali e un altro che passa tonnellate di scotch intorno a qualunque cosa.

Il presidente entra e dice: ah, ok, siamo tutti. Prepara un banchetto e due sedie. Mi dà una matita e i registri e mi dice “conta”. Conta tutti i nomi. Tre volte. E poi passalo all’altro scrutatore. Scambiatevi i conti e vedrete gli errori. Continuate a contare lo stesso registro e non ci capirete mai niente.

Mi sento nella nuova repubblica popolare cinese. Posso salutare il mio compagno di banco, ser? Dopo 10 minuti mi sembra di impazzire, odio la demografia del quartiere tutto. E le zanzare mi stanno sfilando i pantaloni, perché dei miei piedi non è rimasto un solo lembo di pelle pizzicabile.

Il bello della Cina è che il sistema militare funziona a tal punto che dopo due ore abbiamo finito. E la mattina, arriviamo per primi. E usciamo per primi. E così, anche il giorno dopo. Il mio gruppo ha scrutato tutte e 4 le schede di 700 elettori in due ore. Perché noi valiamo.

Devo dire che l’esperienza è stata quasi mistica: c’era un’aria alla Giorgio Gaber, la gente che è venuta a votare per il referendum era emozionata come il primo giorno di scuola e alcuni hanno anche provato a portarsi via la matitina. Ho visto anziani che si reggevano in piedi a malapena consegnare fieri la loro scheda e giovani alla prima esperienza ricevere l’applauso una volta votato. Ma niente di tutto questo può eguagliare la follia del mio presidente.

Perché c’è il momento in cui nessuno parla, ci sono 3 cabine su 4 occupate e chi è preso a segnare i dati, chi a timbrare fogli, chi legge il giornale… In quel momento in cui c’è la signora ottantenne incazzata che la senti da fuori spezzare la punta della matita facendo i solchi sul “sì” (probabile) o sul “no” (improbabile) della scheda. Lì, quando non vola una mosca, tutti sentono la suoneria di un cellulare:

http://www.youtube.com/watch?v=TRUtnxWOlJA

E il presidente tira fuori il suo nokia con lo sfondo di che guevara e risponde. Così. Perché non siamo di parte, in questo seggio, no, no, no. Lei vuole mettere una X sul no, signore? Guardi che qui potrebbe capitare un incidente. Potrebbe, per caso, crollarle la cabina addosso. Poi, vada a lamentarsi con la guardia.

Domenica pomeriggio. Il presidente è seduto vicino a me e cerca di avere notizie sulla mia vita in egual misura a quelle che ha fornito lui sulla sua. Vorrei dirglielo che ho 40 anni di meno. A un certo punto, mi prende la mano. Me la strapazza tutta e comincia a vedere le righe. Ah, dice, sai che sono bravissimo a leggere la mano.

Figo. Meglio delle parole crociate. Mentre le cerca, mi dice che io sono come un felino. Ho l’aspetto mansueto, ma è tutta apparenza. Sì, gli dico. In realtà è tutto il contrario, ma lungi da me mancare di rispetto a un anziano. Mi dice che avrò la vita lunga. Anche se a un certo punto è sottilissima, forse affronterò una brutta malattia. Guardo il mio pacchetto di camel, non so perché.

Mi dice che avrò due figli e mi allarga gli spazi tra un dito e l’altro, spiegandomi che da lì deriva il detto “hai le mani bucate”. Spendo i soldi con facilità. Fantastico! Gli rispondo che per questo ho già trovato la cura: basta non avere uno stipendio! A proposito, la mia linea del lavoro è corta. Sottile. E la linea della fortuna, che per vostra informazione è quella più verticale di tutte, si spezza esattamente dove comincia quella del lavoro, quindi proprio non c’è speranza. Fortunati voi, lunga vita a questo blog!!

Sfortunata me, che alla fine mi sono sentita dare un 6 e mezzo. “Hai una mano da 6 e mezzo”.

Beh, grazie Mr. President, vorrei dirti che ti stupirò con effetti speciali, ma non voglio incentivare nessuna sfiga residua. 6 e mezzo è meglio di 4. Me lo dicevo sempre ai compiti di matematica.