Faccio il Porta a porta

Sottotitolo: i cassi della vita.

Zona Termini. Sto correndo a prendere la metro, perché in teoria e contro ogni legge della fisica, in 5 minuti devo arrivare a Policlinico. All’ingresso secondario della stazione mi si para davanti una ragazza abbastanza in carne, dove con “mi si para davanti” intendo “mi obbliga a fare due scelte: fermarmi o placcarla”. Mi dice “Ehi, una domanda: ma tu, quanti libri leggi all’anno?”.

Sono quelle cose curiose della tua vita che non ti chiedi mai. E quindi, non volendo, mi metto a contare. Non volendo per contare mi fermo. Anche volendo, perché nel placcaggio avrebbe la meglio lei. E così mi incastra. Brava!

Faccio una media di due libri al mese. Mi guarda tutta soddisfatta, come se fosse merito suo. E comincia a sparare a macchinetta la fantastica offerta: sai noi siamo una libreria con molte sedi in Italia, tu dove abiti? Ecco, vicino a casa tua c’è questo e questo punto vendita, dove potrai trovare un sacco di titoli e bestseller che, se vai a comprare con la nostra tessera, ti vengono scontati anche del 70%! E io: beeello, ma senti, n’è che vi serve gente dentro la libreria?

Della serie: ma a me dei libri chemmefrega. E lei mi dice, guarda, lasciami il tuo numero, perché io ti metto in contatto con la mia capa e ti fissa un colloquio. Si prende tutti i miei dati e mi fa la tessera, pedaggio pagato, via libera.

Il giorno dopo ho il colloquio con il grande capo che mi piazza in una stanza con una scrivania, un foglio prestampato dove devo inserire le mie esperienze lavorative, i miei titoli e il compito di algebra. Insomma, devo riscrivere il mio cv in 5 minuti. Poi, mi riceve e dice “per te è un problema fare il lavoro di quella ragazza alla stazione?”. Gli dico “sa, in tutta sincerità, anche sì”. L’ho già fatta la donna ferma in un punto per ore in cerca di attenzioni. Non è che ci tengo a ripetere l’esperienza.

Il motivo per cui sono qui, gli dico, di nuovo, è che siccome siete molto fighi e in crescita, io vorrei lavorare in una delle vostre librerie. Una qualunque.
Ah, quello vuoi fare. Ma, come tu ben capisci, per fare proprio quello, ti serve l’esperienza.
Scusi?
Eh, l’esperienza. L’esperienza in una libreria. L’esperienza coi libri.
Mi perdoni se mi permetto, capo, ma lei lo vede il mio cv? Io ho un master in Editoria e uno stage in una casa editrice e sono anni che vendo roba alla gente e quella ci casca. Mi scusi sa, ma lei pensa veramente che io non sia capace di stare in un negozio con dei libri?
Guarda, facciamo una cosa. La stazione no, la libreria per il momento no, facciamo che ritorni qui domani e io ti affianco a un ragazzo. Vedi se ti piace e poi ne riparliamo. Guadagni immediati. Gloria e ovazioni. Nun c’hai idea delle soddisfazioni di questo lavoro.

Giorno 2: mi si prospetta davanti una lunghissima giornata a fare il palo in zone non precisate della capitale e rompere le scatole a gente che cammina di fretta e non vuole rotture di scatole perché va di fretta. L’ambiente, in ufficio, è un sacco giovane. Un sacco amico-amico. Tutti si conoscono, preparano feste per il sabato, parlano di feste passate. Sembra una sit-com degli anni 90. Arriva uno e tutti applaudono, perché “e com’è, t’hanno buttato giù dal letto stamane?”. Risate registrate in sottofondo. Sopraggiunge il capo. Mi guarda e… colpo di scena.

Senti, tu, cosa che non hai esperienza nelle librerie, ma come te lo vedi il porta a porta?
Mah, non lo vedo di solito, vedo i modellini nelle foto il giorno dopo la trasmissione.

Sono spiazzata. Sono indecisa. Poi penso al blog.
Ve benissimo, il porta a porta, gli dico al capo. Sempre sognato, io.
Bene, lui è Giovanni. Tu guarda come fa lui. Tutto il giorno.
Ciao Giovanni. Io sono una che ha speso i soldi per capirci di libri, ma doveva andare a lavorare in una libreria per capirci qualcosa perdavvero. Ciao, cosa. Vedrai, ci divertiremo un sacco. (Risate registrate in sottofondo).

Passo tutta la mattina a cercare di scucirgli quanto guadagna, senza riuscirci. Non sa. Non ricorda. Dai, avrai degli obiettivi da raggiungere, mensilmente. E lui, ah, sì, forse, credo siano 5 tessere al giorno. Vedrai, vedrai, è facilissimo.

Facilissimo un corno. Ci siamo girati 7 palazzi e abbiamo piazzato 2 tessere. Il resto, è tutta avventura. Primo palazzo, liscio come l’olio. Secondo palazzo, dai, ci suono io al citofono. Pigio il bottone. “Chi è?” “Signora, salve, sono Francesca” “Ah, vieni”. Eh? No. Scuuusi. Se sta aspettando qualcuno le giuro non sono io. Continui ad aspettarlo! Giovanni, mentre io mi preoccupo, è fiero di me.

Saliamo. Ci apre una signora che sembra la mamma di Tutti pazzi per Mary. Ha un cane che non smette mai di abbaiare e lei è strizzata in una tutina leopardata. Il Giovanni la rincretinisce di chiacchiere, una cosa bellissima, tanto che alla fine lei tracolla. Gli stringe anche la mano. E’ anche tutta contenta. Ancora non sa che per disdire l’abbonamento dovrà vendere l’anima al diavolo. O essere figlia di mio padre. Che non so come ha fatto, ma l’ha fatto in una settimana.

Seconda casa. Femmina racchia, con madre anzianissima a fianco. Scusate, stavamo pranzando. Eh signora, si figuri se non lo so, mi mangerei un abbacchio io adesso. Per l’amore di Dio e la gioia dei cieli non lo so, se la voglio questa tessera. Giovanni insiste un po’, ma niente da fare. Fossimo vestiti da preti, ci firmerebbe anche un assegno per la buona causa. Terza casa, un ragazzo ascolta tutta la pappardella e poi gli dice, guarda, io da questo paese me ne vado, tra un mesetto. La farei, la tessera, anzi, mi dispiace che sennò tu non prendi le provvigioni, tra giovani ci capiamo, ma capisci, io me ne vado. Sto per intromettermi e dirgli “no, tranquillo, fai bene. Guarda, facciamo così, vengo io con te. Quando parti?”. Giovanni gli dice di non preoccuparsi, lui, che dice di non ricordarsele neanche le provvigioni che prende, ciao ciao, buon viaggio.

Ultimo condominio. Suono io. “Chi è” “Salve signora, Francesca” “Ah, voi avete rotto di passare sempre da qua a rompere le palle alla gente, hai capito?” “Signora, si calmi” “No, io non vi apro”. Dico un grazie, che suona davvero come quella cosa che ho pensato, ma non posso dire. Giovanni mi allontana dal citofono, delicatamente ma deciso, come se fossi una pazza. 3 offese dopo, ci aprono.

Terzo piano. Dlin dlon. Apre la porta il personaggio perfetto per un racconto. Uno in pantaloni della tuta e pancia da beone strizzata in una canottiera. Uno che non sta neanche a sentire chi siamo. E a noi neanche ci viene in mente di dirlo, presi come siamo a seguire spaventati la busta di spazzatura che ha in mano. Ci gioca, passandola da una mano all’altra, lo giuro, come se fosse una palla da basket, non la lancia per terra solo perché poi non potrebbe rimbalzargli di nuovo addosso. Apre ululando. Dicendo cose del tipo: basta. No. Avete scassato … Io non voglio cambiare compagnia telefonica. Non lo voglio il c. di folletto. Non voglio niente. E quella busta va di qua e di là, i suoi occhi da pazzo smaniano tra me e Giovanni e resto convinta che se non avesse perso tempo a decidere a chi mirare l’avrebbe lanciata.

Giovanni è un tipo sveglio. E gli dice, no, tranquillo, siamo tra amici. Io vendo libri. Guardi che faccia da persona intelligente che ho. E poi sono buono. Non la merito la sua busta di spazzatura. Guardi, adesso lei chiude la porta, noi ce ne andiamo, e tutto si risolve per il meglio. Buona giornata. Io sorrido e so a cosa mi serve Giovanni oggi: uno scudo umano.

Ore 14. Appuntamento col capo in un posto. Si mangia tutti insieme come una grande famiglia e poi via a finire il giro. Me li guardo, lì, tutti assieme. Il capo tipo papà e i piccoli tutti intorno a mostrare le pagelle. Gli dico “Senta, capo, bella esperienza, grazie. Ho imparato a suonare citofoni a caso, senza scappare”. Solo che devo andare a lezione. Sono davvero, davvero, rammaricata. Devo proprio andare. Vi chiamo io.

Domani, guardi. Mi aspetti, eh.

About these ads

8 Responses to Faccio il Porta a porta

  1. Vorrei fare l’ingenuo e porre una domanda ingenua. Ma com’è che una come te non sta a Cinecittà o ad Hollywood a scrivere sceneggiature ? Vale più un tuo scritto di tutte le pseudo commedie scritte in Italì nell’ultimo decennio (e non voglio inferire sull’industria cinematografica italiana).

    • Urca. Se ci conosciamo e c’è un indizio nel tuo indirizzo mail, non l’ho capito. Quindi graaaazie, troppo buono! Credo di non essere a hollywood perché non saprei scrivere così in americano, però su Cinecittà ci penso, anche se per farmi dare retta forse dovrei cominciare ad andare alle selezioni del GF.

  2. certo che sei proprio forte, com’è che ti conosco solo ora? cos’ho mai letto fino ad oggi? mi sento completamente in linea con tutto quello che ti è capitato!

  3. io stesso sono andato a fare il colloquio da mondolibri e probabilmente avremo parlato con lo stesso panzone dietro la sua grossa scrivania del cazzo. dovrei iniziare domani fuori dalle librerie ma ho delle grosse remore a lavorare per questi personaggi. l’ambiente giovane e amico-amico è davvero inquietante

    • Scusa il ritardo con cui ti rispondo, approfitto per chiederti: come sta andando/è andata? Il panzone è assolutamente lui, ma il lavoro è lavoro, quindi spero tu ti sia trovat* comunque bene.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s