Stavo preparando il post sulla mia esperienza da scrutatrice. Ma poi stasera finalmente ho dato un occhio agli avvisi che Jobalert poverino si ostina a mandarmi tutti i giorni e che ultimamente non ho controllato. Scorrendo ne ho trovato uno di un’agenzia di stampa con la quale ho fatto un colloquio, un mesetto fa oramai.
Ancora. Sì, ancora. Ancora una volta vado da qualcuno, risate e strette di mano, pacche sulle spalle, grandi amici, ci sentiamo eh, in settimana cascasse il mondo, e quello non mi chiama. E il mondo non è ancora cascato. Vi chiedo scusa in anticipo per la profezia dei Maya, mi sa che sarà colpa mia.
Va bene. Ma non basta. Ancora una volta passa un mese, un giorno, una vita, e l’annuncio magicamente ritorna. Potrei arrabbiarmi. Ma non lo farò. Perché, se mi avessero chiamato, non ci sarei andata.
L’azienda in questione è un’agenzia di stampa, tipo Ansa. Però, poi dici la coerenza, quando gli ho chiesto come funzionava il lavoro, mi hanno risposto che loro scrivono partendo dalle notizie dell’Ansa. Ah. Bene. Alla faccia del posizionamento sul mercato. (Che poi, mi sono sempre chiesta: ma se l’Ansa è sopra a tutto, all’Ansa, le notizie, chi gliele dà?)
E’ estate e fa un caldo torrido. Io abito a Roma Sud e la sede dell’agenzia è praticamente a Piazza del Popolo. Se avessi uno stipendio cospicuo o un polmone buono da vendere, quasi che ci andrei, con la macchina. Ma no. Mi sento temeraria: prendo la metro. LE metro. Il trenino e lE metro.
E’ estate. L’ho già detto? Dopo 45 minuti di trasporto pubblico salgo le scalette di Flaminio che ho l’odore dell’umanità tutta che mi trasuda dai pori. Tutta Roma addosso a me. Faccio una bella passeggiata nella frescura di mezzogiorno e arrivo in ufficio talmente sudata che guardo la mia giacchina di cotone a manica lunga da colloquio e ho un mancamento. Se la indosso assorbirà tutte le mie ultime riserve di sali minerali e io morirò qui, col lavoro della vita perso per sempre. Pertanto, ne farò a meno. Non metterò la giacchina. Punto tutto sulla mimica facciale.
Mi siedo nella sala riunioni con il condizionatore spento. E che mica fa caldo. Dopo poco, arrivano due ragazzetti. Massimo 35 anni.
C’è il portavoce e quello che studia il linguaggio del corpo, credo. E’ stata l’unica deduzione possibile non avendo io assolutamente mai sentito la sua voce e avendo lui passato gran parte del tempo a guardarmi spiritato.
Mi parla, quindi, il ragazzo più anziano. Almeno dall’aspetto. Anche se non è che parla proprio a me. Siamo in 3 in un tavolo lunghissimo, siamo in 3 tutti vicini, posizione che richiede una sistemazione obliqua delle sedie, ovviamente. Ma lui, no. Lui ha i gomiti puntati sul tavolo e fissa un punto imprecisato tra la sedia dalla parte opposta e il muro. In pratica per tutto il tempo ho ascoltato un profilo. Perché prima di rendermi partecipe dell’altra metà di faccia lui deve dire al muro che lo stage non è retribuito, che gli serve qualcuno che li aiuti perché loro sono solo in due e che, ah, certo, io voglio sapere alla fine dello stage che succede. Certo. Solo quando finisce di dirmi che c’è grossa crisi e che lui può anche parlare con il direttore e dirgli che senza di me la vita non ha più senso, ma, capisci (capisco capisco) il direttore guarda più al suo portafoglio che ad altro e quindi, insomma, non sa, non ricorda, si giustifica… si gira e mi guarda.
E, probabilmente, nei miei occhi vede il suo viso completo, in fiamme.
Gli dico: lo stage non è retribuito? E lui: eh no, lo sappiamo, lo sappiamo che non è proprio il massimo. E io: no no ma capisco, la crisi. Però, vedi, pagarmi l’abbonamento dei mezzi e una bottiglietta d’acqua se mi viene sete, non deve essere tutto sto sacrificio. Tanto più che hai sottolineato, non è che farò fotocopie. Quindi, quando vengo, vengo a lavorare.
Eh sì. Lui è lì. Ha 35 anni. E vede in me quello che è capitato a lui fino a 3 anni fa. Capi che ti offrono una scrivania e non ti chiedono dei soldi solo perché ancora non è esplosa la moda di farlo. Ma succederà.
E’ palese che l’ho messo all’angolo e l’unica cosa davvero creativa che gli esce dalle labbra è: beh, all’inizio sarà così, poi magari dopo un paio di mesi un minimo di rimborso spese possiamo dartelo.
Quando vivevo a Bologna e qualcuno diceva una cazzata, la risposta era: se credi a questa, te ne racconto un’altra.
Grazie al cielo non ci credo. Perché un’altra non la volevo sentire. Comunque, ero pronta a questa scena. Quello che non mi aspettavo era che in tutti i suoi 6 minuti di conversazione con il muro, non avesse detto la cosa più importante. Il motivo per il quale ero lì. Così, siccome già sono arrabbiata e lo vedo in difficoltà, glielo chiedo. Scusa, sai, nell’annuncio c’era scritto che gli articoli fatti qui valevano per il patentino da pubblicista.
Panico, parte seconda. Ha fatto una faccia alla: oh mio dio, lo sa! Mi risponde che di questo, ne posso parlare con l’amministrazione. Ecco, l’amministrazione è un posto dove non vorrei mai lavorare. Perché tutte le volte che chiedi delucidazioni su fatti importanti, ti dicono di parlarne con l’amministrazione? Chi ci lavora, in amministrazione, Mr Wolf? (nel caso non abbiate visto Pulp Fiction: http://www.youtube.com/watch?v=mzCMs8JoUCc)
Si crea un silenzio imbarazzante. Con loro che ti chiedono se hai altre domande (magari che non li mettano in difficoltà, stavolta) e tu che vorresti solo metterti a inveire contro il sistema, lo stato, l’Italia, Berlusconi e poi augurargli un fallimento epocale entro il mese prossimo.
Forse una maledizione è arrivata però. Avranno preso una stagista che non si è rivelata all’altezza e ora sono a luglio, ancora in due, obbligati a scrivere un altro annuncio online nella speranza di trovare qualcuno che lavori, magari senza avere delle pretese.
Mi piace molto come scrivi sai? sei molto divertente. (non intento dire “fai ridere” in senso dispregiativo, solo che ridacchio mentre leggo ciò che scrivi!e non mi capita affatto spesso.)
In un altro tuo articolo ho letto che ti eri proposta per un lavoro come giornalista scientifica. Posso chiederti cosa hai studiato all’università? grazie!
Grazie! Di comunicazione scientifica non ho studiato niente, ci ho fatto una grossa tesi di laurea e poi delle esperienze lavorative. Ora sono nati molti corsi riguardanti l’argomento, tra master e specialistiche. Se posso darti un consiglio, fatti una triennale in biologia e la specialistica in comunicazione scientifica, alla sapienza ne hanno aperta da poco una. E poi: scrivi, scrivi, scrivi!
A presto!
Grazie del consiglio!! te l’ho chiesto perchè io attualmente sto frequentando medicina, ma sono sempre stata idecisa se cambiare e iscrivermi a storia , giurisprudenza o scienze politiche o no…perchè mi interessano moltissimo come materie di studio, ma effettivamente non so che lavoro riuscirei a tirar fuori…poi vedo una come te che con una preparazione diciamo “scientifica” riesce a scrivere così bene che mi chiedo se abbia senso lasciare una facoltà tanto “promettente” come è al momento medicina..
insomma, sono un po’ in crisi e non so che fare!
Nessuna facoltà ti potrà mai insegnare a scrivere “bene”. L’esercizio, l’autocritica e un saaacco di libri e giornali, fanno il lavoro più importante. Non posso dirti cosa fare, a mala pena lo sapevo io quando mi sono iscritta, ma se medicina non ti convince perché non ti piace, lascia stare. Non è una facoltà da fare se non hai passione per i temi. Se il problema è che non sai cosa farai da grande… Reggiti forte: nessuno ti obbliga ora a deciderlo. Ogni facoltà semplicemente ti porta qualcosa e ti leva altro, e l’unico metro di giudizio che devi usare è valutare su quale argomento vuoi sapere il più possibile tra 3-5anni, quel che è.
Poi uno il futuro se lo costruisce giorno per giorno, in base alle possibilità che ha. Io ho scritto di scienza perché “la vita” mi ci ha portato. Se me l’avessero detto, 3 anni prima, non ci avrei mai creduto.
Insomma, fai medicina e diventa medico. Fai la biologa. Fai la storica. E poi, tra 6 anni, scopri che il tuo sogno è aprire una pasticceria. Fai qualcosa perché in questo momento vuoi investire tempo e neuroni in quella cosa lì e in nient’altro. Poi si vedrà!
Se il tuo interesse è la comunicazione scientifica ti dico che conosco una giornalista scientifica straordinaria, che ha fatto proprio medicina. Nessuno le ha insegnato a scrivere. S’è fatta la gavetta. E ora è una grande. Quindi, come vedi, l’unica cosa certa a questo mondo è l’istinto. Segui lui e non sbaglierai mai.